Apprendere, formarsi, comunicare ed essere critici con le ICT
La scuola digitale – podcast
“Da circa una trentina d’anni i computer sono diventati strumenti d’uso corrente, diffusi in tutti i contesti professionali e praticamente in tutte le case. Sono entrati anche nelle scuole, portando con sé un potenziale innovativo che influisce sullo scenario didattico tradizionale. Lentamente, in modo non uniforme, con resistenze e controindicazioni, la scuola sta cambiando in rotta verso il digitale con prospettive che potrebbero rivoluzionare modi, tempi e luoghi dell’insegnamento.“
Antonio Vassalli, autore della trasmissione “L’osservatorio”.
A discutere su questo tema – all’interno delle offerte di questa trasmissione della RSI, RETE2 – si sono trovati Marco Beltrametti docente di tecnologie didattiche presso l’Alta Scuola Pedagogica di Locarno (autore di questo blog) e Paolo Ferri che insegna “Teorie e tecniche dei nuovi media” all’università di Milano Bicocca e autore di un saggio cui idealmente ci si riferisce nel titolo che è per l’appunto La scuola digitale, pubblicato da Bruno Mondadori (ISBN 978-88-424-2042-2).
La discussione ha permesso di fare il punto il punto sulla situazione in Ticino ma non solo, di come, quanto e a che livello l’informatica, i computers sono entrati nelle scuole e che tipo di problematiche didattiche ovvero di risposte di allievi e insegnanti hanno suscitato.
Ascolta/ scarica il podcast (gentile concessione de L’osservatorio, RSI RETE DUE)






16 Ottobre 2009 - 19:34
L’insegnamento di 10 anni fa è ormai obsoleto: gli studenti, nati con la TV, Internet, iPod, lavagne digitali, podcast, Facebook, Messenger, Youtube, etc, parlano un’altra lingua hanno altri stimoli, e la scuola si deve adeguare.
Credo sia una responsabilità delle istituzioni di offrire ai nostri ragazzi una scuola sempre più aperta e moderna.
La tecnologia applicata alla scuola può diventare davvero un modo per migliorare la qualità delle prestazioni nell’ambito scolastico. Eppure da noi in Ticino (almeno questo è quello che mi sembra di vedere nelle poche settimane di pratica professionale che sto conducendo) la “rivoluzione tecnologica” sembra ancora abbastanza lontana.
Personalmente nelle poche ore di insegnamento di Chimica che ho fatto presso il liceo di Lugano 1 ho fatto ampio uso del computer.
Nella didattica della chimica infatti non sempre si possono far fare esperienze pratiche di laboratorio ai ragazzi sia per mancanza di strumenti di laboratorio, sia per eventuali pericoli o difficoltà ad eseguire l’ esperienza. Proprio per questo l’ uso di un computer risulta ideale.
Tramite internet (su alcuni siti specializzati o anche via Youtube) si possono ormai trovare una vasta gamma di esprimenti filmati che possono essere rivisti tramite podcast insieme a tutte le spiegazioni del caso. Nell’ impossibilità di eseguire l’ esperienza a scuola uno strumento del genere diventa didatticamente molto rilevante e consente di agevolare il processo di insegnamento – apprendimento.
Diventare scuola digitale comunque non può limitarsi all’ uso di internet o qualche programma settoriale specifico. Ho letto su una testata italiana che in alcuni licei in Italia, il tradizionale registro di classe è stato sostituito da schede magnetiche e dei rilevatori elettronici di presenza. Gli studenti hanno una scheda personale, che va inserita al loro ingresso in una colonnina a lettore ottico. Un’altra innovazione importante è quella relativa alle giustificazioni. Computer dotati di lettori per codici a barre consentono di semplificare il tutto e soprattutto di informare in maniera continua i genitori. Questi ultimi infatti potranno sapere della vita scolastica dei loro figli attraverso internet o per mezzo di sms. In realtà tutte queste iniziative rientrano nel progetto “Lim”, lanciato in Italia a fine settembre dal Miur insieme a Cl@ssi 2.0 che, invece, interesserà in via sperimentale 156 classi di scuola secondaria. Ciascuna scuola riceverà 30 mila euro per la messa a punto di metodi didattici “ad alto tasso di innovazione”. In totale, 30 milioni di investimenti per realizzare la scuola del futuro. Entro quest’anno scolastico inoltre verranno installate 20 mila lavagne multimediali nelle scuole medie, altre 8 mila il prossimo anno alle secondarie superiori. L’obiettivo del Ministero dell’Istruzione è un pc ogni 11 studenti, in linea con la media europea, per una digitalizzazione della scuola a 360 gradi.
Come futuro docente ticinese spero proprio che le cose cambino anche da noi e che i futuri insegnanti con l’ aiuto del Dipartimento dell’ Educazione possano invertire la tendenza e finalmente arrivare ad adottare iniziative originali e moderne per gestire al meglio la vita scolastica facendo così della tecnologia non un fatto occasionale ma uno strumento abituale !
6 Novembre 2009 - 13:50
Il tema dell’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT) nell’ambito dell’insegnamento e della formazione è, ormai, ineludibile e, certamente, importante per il futuro della scuola in generale.
A questo proposito, ritengo utile citare estesamente e, in seguito, commentare brevemente un articolo su questo tema apparso nel Corriere del Ticino di martedì 3 novembre scorso (“ La nuova faccia dell’era digitale”, a firma Andrea Colandrea), in cui si riportano i risultati della ricerca “GenY@work”, riguardante l’uso delle ICT nell’ambito della formazione professionale, realizzata al New media education laboratory della Facoltà di scienze della comunicazione dell’USI, a cura di Lorenzo Cantoni ed Emanuele Rapetti.
In questa ricerca sono stati coinvolti 236 giovani, impiegati in sei aziende del Network USImpresa.
Ecco alcune affermazioni del ricercatore intervistato (L. Cantoni):
“ Chi si occupa oggi di formazione si trova nella difficile situazione di dover considerare se e come introdurre le nuove tecnologie digitali nella formazione. Si tratta di una soluzione tutt’altro che immediata”.” Da un lato ci sono le tensioni socio-economico-culturali di natura globale, dall’altro le necessità locali e contestuali. Non solo: inserire le tecnologie dell’informazione e della comunicazione nei percorsi di formazione aziendale può venire incontro ad una familiarità delle giovani generazioni, ma può contrastare con le abilità degli immigranti digitali”.
“ È stato appurato che diventa strategico osservare come le persone adottino e usino le nuove tecnologie e se e come questo influenzi il loro modo di pensare, imparare e lavorare, come alcune ricerche sostengono. Inoltre è opportuno recuperare una dimensione locale del problema, non per negare le tendenze globalizzatrici, quanto, piuttosto, per integrare le due spinte”.
“ La parte qualitativa ha messo in chiaro che le nuove informazioni sono sì apprezzate nella formazione, ma si chiede che vengano accompagnate da strumenti e modalità abituali (leggi: di tipo cartaceo)”. Per quanto riguarda le modalità favorite per apprendere, “ al primo posto si è attestato il motore di ricerca, ma è importante notare che al secondo e al terzo posto si collocano la formazione in aula con il docente e lo studio autonomo”.
Un paio di osservazioni: questa ricerca mette in evidenza, ancora una volta, l’importanza delle ICT anche in ambito didattico e della formazione; d’altra parte, proprio l’enorme quantità di informazioni (non tutte con lo stesso grado di affidabilità) che queste tecnologie mettono a disposizione richiede, inevitabilmente, una buona capacità, soprattutto da parte dei giovani, di vagliare, confrontare, scegliere criticamente.
Una bella sfida per tutti (in particolare per la scuola).
Orazio Monti
(abilitando DFA)
17 Dicembre 2009 - 22:41
Dopo aver visto filmare in modo rudimentale esperienze di laboratorio di chimica da parte di alcuni allievi per riuscire a cogliere e ricordare il maggior numero di particolari e aver utilizzato i video in classe, al momento della discussione dei risultati posso dire che la produzione dei video ha sortito due grossi effetti positivi: i ragazzi erano maggiormente coinvolti e i video hanno permesso anche a chi non era riuscito a coglierli “dal vero”, di osservare quei particolari degli esperimenti di maggior interesse.
Incuriosita ho cercato sul web informazioni in merito ad esperienze didattiche e mi sono imbattuta sul sito di Alberto Pian che ha appena pubblicato il libro “Didattica con il podcasting” di Laterza Edizioni.
Pian è insegnante di letteratura e storia presso l’Istituto tecnico Bodoni di Torino che è l’unica scuola in Italia che ha un sistema Podcast Producer del valore di più di 40.000 euro (acquistato con un finanziamento di Apple e della regione Piemonte). I podcast autoprodotti dimostrano l’entusiasmo e il coinvolgimento al progetto di allievi e insegnanti e diventano i capitoli di un’immensa enciclopedia a disposizione di tutti, sullo stile di Wikipedia (http://podcast.istitutobodoni.it/groups/podcasts ).
Il progetto è stato preceduto dalla creazione di RadioTony, nel settembre 2005, che è la prima radio – podcasting sorta in una scuola italiana.
Sul sito (http://web.mac.com/arakhne/RadioTony/Home_RadioTony.html) si legge che è nata per aiutare un allievo afflitto da una grave malattia che lo ha costretto su una sedia a rotelle ed impossibilitato a frequentare la scuola. Si chiama Tony perché così veniva affettuosamente chiamato il ragazzo dai suoi compagni.
Hanno costruito gli episodi di una radio che si ascolta, si vede, si legge e si naviga, per “portare” la voce dei compagni a casa di Tony stesso, attraverso la realizzazione di trasmissioni fondate su contenuti di italiano e in parte di storia, di video e di documenti con veri e propri episodi “radiofonici”.
Con questa esperienza gli allievi sono notevolmente migliorati nell’esprimersi oralmente, si sono abituati a intervenire in modo ordinato e logico nelle discussioni, a ricavare elementi di sintesi dagli argomenti di studio per esporli nel corso di un dialogo (e non della classica interrogazione).
I ragazzi hanno appreso il controllo della propria voce, dell’intonazione, delle pause, dell’espressività e della chiarezza del linguaggio; inoltre la possibilità di presentare delle vere e proprie lezioni ai propri compagni attraverso la simulazione di trasmissioni radiofoniche a più voci, di riascoltare (o rivedere) gli episodi registrati sono state utili come forma di riflessione e di consolidamento nello studio.
Tony ha superato brillantemente l’esame di stato, tutta la commissione si è recata a casa sua e, seppur con grande fatica, ha fatto un’ottima figura e si è meritato una buonissima valutazione.
Questa testimonianza è sicuramente di stimolo perché esperienze formative e coinvolgenti di questo tipo possano essere presto proposte anche nelle nostre scuole in Ticino.
Roberta Taverna
10 Gennaio 2010 - 14:07
Cristina Bazzuri (MIT)
LA SCUOLA DIGITALE
La scuola come strumento di modello ideale più adatto ad affrontare le nuove sfide della vita deve creare un legame critico e collaborativo con la globalizzazione. La vita di noi studenti non deve solamente essere legata a ciò che si legge su libri, che oltre a poter essere poco aggiornati, è possibile che rispecchino il parere e punto di vista di una sola persona. Internet e le diverse tecnologie sono entrate a far parte della vita di tutti noi, in ogni contesto e situazione. Molte delle nostre scuole si trovano in ritardo di fronte ai tempi che avanzano. La scuola dovrebbe avere a disposizione maggiori fondi per poter seguire i nuovi trend.
Parlando con alcuni bambini che al giorno d’oggi frequentano le stesse scuole elementari in cui andavo io, ho avuto modo di sentire come le cose stanno cambiando nelle nostre classi ticinesi. A scuola essi hanno a disposizione un’aula di informatica dove possono venire a conoscenza e sperimentare strumenti come word e altri programmi utili a svolgere semplici ricerche scolastiche.
Questo a mio parere è un buon inizio.
Leggendo Focus di qualche mese fa, ho potuto venire a conoscenza di come in una classe della Scandinavia è del tutto normale entrare in classe e vedere uno o più pc messi a disposizione degli alunni e sia altrettanto usuale scorgere un professore che svolge una lezione con un laptop collegato ad un proiettore. Nell’articolo si diceva che le scuole del nord Europa, sono ritenute il modello ideale e il più adatto ad affrontare le nuove sfide della globalizzazione. Da quanto ho potuto scoprire, parlando con diversi bambini che frequentano differenti scuole elementari, queste attrezzature sono presenti soltanto in alcune delle nostre scuole, quando invece sarebbe più opportuno fornirne tutte le classi per dare le stesse opportunità a tutti.
Ma un computer fa veramente tutta questa differenza? Ovvio, dipende da come lo si usa. Oltre a mettere a disposizione i computer bisogna anche insegnare a usarli correttamente. A mio parere la cosa migliore sarebbe fornire ad ogni docente un laptop con cui fare lezione in classe, di tanto in tanto, con un proiettore. In tal modo tutti gli elaborati, ricerche, link, immagini, filmati e tanto altro potrebbero essere visualizzati sulla lavagna in classe, attirando anche maggiormente l’ attenzione da parte dei bambini.
Ovviamente le tecnologie non devono sostituire i libri, i fogli e la lavagna con i gessetti, ma possono affiancarli così da poter per sfruttare tutte le risorse disponibili e farle conoscere ai bambini. Per ottenere un’educazione che sia la massima auspicabile.