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	<title>Commenti a: I nativi digitali</title>
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	<description>Apprendere, formarsi, comunicare ed essere critici con le ICT</description>
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		<title>Di: Caroselli Sara (MIT)</title>
		<link>http://aspti.ch/blogs/ictblog/2009/11/25/i-nativi-digitali/comment-page-1/#comment-415</link>
		<dc:creator>Caroselli Sara (MIT)</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Jan 2010 10:03:57 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://aspti.ch/blogs/ictblog/?p=544#comment-415</guid>
		<description>Personalmente non faccio parte dell&#039;era dei &quot;nativi digitali&quot; perché sono nata nell&#039;89, però mi ha colpita questo filmato, inoltre mi era già capitato d leggere dei nativi digitali in un altro ambito scolastico. Infatti l&#039;esame di tedesco del liceo1 (2008/09) riguardava proprio questo tema.
Mi associo pienamente ad alcune delle cose già commentate da altre persone. Ad esempio che i bambini nati all&#039;inizio degli anni &#039;90 non fanno ancora parte dei nativi gigitali. Ritengo che siano più vicini a questa terminologia i bambini nati a partire dalla metà degli anni &#039;90, cioè nati già immersi nella tecnologia.
Oggi ciò che vedo sono bambini delle elementari che maneggiano già con cellulari, ipod, iphone, internet, ecc, senza rendersi del tutto conto del potenziale (in senso positivo, ma anche negativo) di queste tecnologie. 
Quando vado a trovare le mie amiche, trovo i loro fratelli più piccoli, delle scuole elementari o medie, che giocano con il computer o che chattano da ore davanti al computer.
Essere nati durante l&#039;era tecnologiaca può rappresentare un vantaggio per questi bambini, soprattutto per quando diventaranno adulti, perché in ogni ambito lavorativo è necessario saper usare queste tecnologie, ma ci sono anche aspetti negativi che non devono essere sottovalutati.
Spesso i bambini non sono abbastanza sensibilizzati ai pericoli che potrebbero incontrare in internet, penso che per loro rappresenti più gioco. A volte i genitori sono incapaci di controllare i figli perché ne sanno meno di loro. A questo punto dovrebbe intervenire la scula, detentrice di una visione oggettiva della tecnologia. Infatti è bene che essa mostri i potenziali del computer, ma anche che metta in quardia gli allievi sui rischi, magari facendo vedere filmati come quelli fatti durante il cosro di multimendialità.
Il fatto che i giovani stiano per un tempo così prolunagato al computer mi rende difficile immaginarli in un futuro...come saranno questi bambini quando saranno grandi? Saranno in grado di differenziare la realtà virtuale dalla realtà reale?
Infatti è bene sapere che le due realtà sono molto diverse l&#039;una dall&#039;altra.
L&#039;uso eccessivo di queste tecnologie provoca l&#039;alienamento dei bambini: saranno in grado di socializzare con gli altri?
Abbiamo visto che se i nativi digitali, da un lato, sono facilitati in certi aspetti, dall&#039;altro lato, andranno in contro anche a difficoltà che per i non nativi digitali non si sono presentate.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Personalmente non faccio parte dell&#8217;era dei &#8220;nativi digitali&#8221; perché sono nata nell&#8217;89, però mi ha colpita questo filmato, inoltre mi era già capitato d leggere dei nativi digitali in un altro ambito scolastico. Infatti l&#8217;esame di tedesco del liceo1 (2008/09) riguardava proprio questo tema.<br />
Mi associo pienamente ad alcune delle cose già commentate da altre persone. Ad esempio che i bambini nati all&#8217;inizio degli anni &#8216;90 non fanno ancora parte dei nativi gigitali. Ritengo che siano più vicini a questa terminologia i bambini nati a partire dalla metà degli anni &#8216;90, cioè nati già immersi nella tecnologia.<br />
Oggi ciò che vedo sono bambini delle elementari che maneggiano già con cellulari, ipod, iphone, internet, ecc, senza rendersi del tutto conto del potenziale (in senso positivo, ma anche negativo) di queste tecnologie.<br />
Quando vado a trovare le mie amiche, trovo i loro fratelli più piccoli, delle scuole elementari o medie, che giocano con il computer o che chattano da ore davanti al computer.<br />
Essere nati durante l&#8217;era tecnologiaca può rappresentare un vantaggio per questi bambini, soprattutto per quando diventaranno adulti, perché in ogni ambito lavorativo è necessario saper usare queste tecnologie, ma ci sono anche aspetti negativi che non devono essere sottovalutati.<br />
Spesso i bambini non sono abbastanza sensibilizzati ai pericoli che potrebbero incontrare in internet, penso che per loro rappresenti più gioco. A volte i genitori sono incapaci di controllare i figli perché ne sanno meno di loro. A questo punto dovrebbe intervenire la scula, detentrice di una visione oggettiva della tecnologia. Infatti è bene che essa mostri i potenziali del computer, ma anche che metta in quardia gli allievi sui rischi, magari facendo vedere filmati come quelli fatti durante il cosro di multimendialità.<br />
Il fatto che i giovani stiano per un tempo così prolunagato al computer mi rende difficile immaginarli in un futuro&#8230;come saranno questi bambini quando saranno grandi? Saranno in grado di differenziare la realtà virtuale dalla realtà reale?<br />
Infatti è bene sapere che le due realtà sono molto diverse l&#8217;una dall&#8217;altra.<br />
L&#8217;uso eccessivo di queste tecnologie provoca l&#8217;alienamento dei bambini: saranno in grado di socializzare con gli altri?<br />
Abbiamo visto che se i nativi digitali, da un lato, sono facilitati in certi aspetti, dall&#8217;altro lato, andranno in contro anche a difficoltà che per i non nativi digitali non si sono presentate.</p>
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	<item>
		<title>Di: Stéphanie Schaerer (MIT)</title>
		<link>http://aspti.ch/blogs/ictblog/2009/11/25/i-nativi-digitali/comment-page-1/#comment-412</link>
		<dc:creator>Stéphanie Schaerer (MIT)</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Jan 2010 16:18:42 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://aspti.ch/blogs/ictblog/?p=544#comment-412</guid>
		<description>Sono dell’avviso che i nativi digitali partono da un paio d’anni dopo la nostra generazione del 1990, verso il 1993-1994 circa; noi siamo nativi digitali ma “tardivi” perché siamo approdati nel mondo digitale soltanto più tardi rispetto a questa fascia d’età.
Le generazioni future già da appena nate sono immerse all’interno della tecnologia, e ciò ritengo che sia un bene e un male.
Un bene in quanto oggi giorno sempre più cose sono legate alla tecnologia, sempre più oggetti sono in internet,… e se insegniamo ai bambini fin da subito come funziona, potranno sicuramente muoversi al meglio all’interno della società, con più praticità e semplicità.
Inoltre trovo sia importante per quanto riguarda lo scambio di informazioni perché in questo modo è molto più rapido e diretto.
Nonostante io utilizzi regolarmente internet, le tecnologie e quant’altro, ritengo che sia un male utilizzarle fin da piccoli.
Utilizzandolo si perdono cose reali della vita quotidiana, come per esempio il giocare fuori all’aria aperta, lo scrivere lettere e l’attesa della risposta, il parlare con le persone, il leggere i libri in biblioteca, e molte altre cose.
Con ciò non voglio dire che voglio eliminare internet (perché personalmente mi sentirei persa), ma bisognerebbe evitarlo coi bambini piccoli, fargli conoscere questo mondo il più tardi possibile per non fargli perdere la propria gioventù.
Questo posso confermarlo perché ho un conoscente che fin dall’età di 6 anni è stato “buttato” dai genitori all’interno del vasto mondo tecnologico; egli era attaccato ai videogiochi tutto il giorno. Ora frequenta la scuola media e si trova in difficoltà nella socializzazione con gli altri ragazzi.
È ormai ovvio che questo concetto del nativo digitale andando verso questa direzione, dove tutti i bambini fin all’età di 6-7 anni hanno il computer, il cellulare, Messenger,…, non potrà portare nulla di buono, siccome questi bambini non riusciranno a distinguere ciò che è vero da ciò che è virtuale, così basando tutta la loro vita su qualcosa di non palpabile e ritrovandosi persi in tutto questo mondo.
La colpa di tutta questa digitalizzazione non è solamente nostra che la utilizziamo, ma è soprattutto colpa della società che ci circonda, perché se vogliamo vivere in essa siamo obbligati a utilizzarla.
Per fermare tutto ciò è troppo tardi, ma possiamo diminuire un poco l’utilizzo. Per esempio si potrebbe digitalizzare solo alcune cose e non tutto,…
Concludendo dico che non è tanto il fatto di chiamare una generazione “nativa digitale”, ma il problema sta in che modo si potrebbe portare qualcosa di buono in tutto ciò, e cercare di impedire l’immersione completa all’interno delle tecnologie.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sono dell’avviso che i nativi digitali partono da un paio d’anni dopo la nostra generazione del 1990, verso il 1993-1994 circa; noi siamo nativi digitali ma “tardivi” perché siamo approdati nel mondo digitale soltanto più tardi rispetto a questa fascia d’età.<br />
Le generazioni future già da appena nate sono immerse all’interno della tecnologia, e ciò ritengo che sia un bene e un male.<br />
Un bene in quanto oggi giorno sempre più cose sono legate alla tecnologia, sempre più oggetti sono in internet,… e se insegniamo ai bambini fin da subito come funziona, potranno sicuramente muoversi al meglio all’interno della società, con più praticità e semplicità.<br />
Inoltre trovo sia importante per quanto riguarda lo scambio di informazioni perché in questo modo è molto più rapido e diretto.<br />
Nonostante io utilizzi regolarmente internet, le tecnologie e quant’altro, ritengo che sia un male utilizzarle fin da piccoli.<br />
Utilizzandolo si perdono cose reali della vita quotidiana, come per esempio il giocare fuori all’aria aperta, lo scrivere lettere e l’attesa della risposta, il parlare con le persone, il leggere i libri in biblioteca, e molte altre cose.<br />
Con ciò non voglio dire che voglio eliminare internet (perché personalmente mi sentirei persa), ma bisognerebbe evitarlo coi bambini piccoli, fargli conoscere questo mondo il più tardi possibile per non fargli perdere la propria gioventù.<br />
Questo posso confermarlo perché ho un conoscente che fin dall’età di 6 anni è stato “buttato” dai genitori all’interno del vasto mondo tecnologico; egli era attaccato ai videogiochi tutto il giorno. Ora frequenta la scuola media e si trova in difficoltà nella socializzazione con gli altri ragazzi.<br />
È ormai ovvio che questo concetto del nativo digitale andando verso questa direzione, dove tutti i bambini fin all’età di 6-7 anni hanno il computer, il cellulare, Messenger,…, non potrà portare nulla di buono, siccome questi bambini non riusciranno a distinguere ciò che è vero da ciò che è virtuale, così basando tutta la loro vita su qualcosa di non palpabile e ritrovandosi persi in tutto questo mondo.<br />
La colpa di tutta questa digitalizzazione non è solamente nostra che la utilizziamo, ma è soprattutto colpa della società che ci circonda, perché se vogliamo vivere in essa siamo obbligati a utilizzarla.<br />
Per fermare tutto ciò è troppo tardi, ma possiamo diminuire un poco l’utilizzo. Per esempio si potrebbe digitalizzare solo alcune cose e non tutto,…<br />
Concludendo dico che non è tanto il fatto di chiamare una generazione “nativa digitale”, ma il problema sta in che modo si potrebbe portare qualcosa di buono in tutto ciò, e cercare di impedire l’immersione completa all’interno delle tecnologie.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Carla Gomes Gaspar</title>
		<link>http://aspti.ch/blogs/ictblog/2009/11/25/i-nativi-digitali/comment-page-1/#comment-364</link>
		<dc:creator>Carla Gomes Gaspar</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Jan 2010 17:09:41 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://aspti.ch/blogs/ictblog/?p=544#comment-364</guid>
		<description>Ho trovato molto interessante il documento filmato su i nativi digitali. I nostri allievi, i nostri figli sono nati immersi nella tecnologia digitale. Per loro non ha segreti, si sentono a loro agio, sicuri, affrontano un nuovo software con naturalezza...e noi vorremo tanto trovarli così motivati su i banchi di scuola davanti ad un nuovo argomento da affrontare.

Ma questa generazione di “nativi digitali” dovremmo ricordare che non é “orfana digitale”! Non sono soli, noi ci siamo. Come docenti ci proponiamo ad accompagnarli nella loro costruzione di conoscenze, ed é compito nostro - noi “immigrati digitali” - di guidarli ad un uso delle ICT in maniera più intelligente (nel senso piagetiano trovare quell&#039;equilibrio armonico tra assimilazione e accomodamento). Spesso le loro conoscenze dei mezzi informatici si fermano ad un uso ludico del mezzo oppure un prolungamento dei rapporti con i loro coetanei da casa attraverso i diversi social network (l&#039;abbiamo appurato attraverso il questionario svolto nelle sedi scolastiche).
Penso che il nostro ruolo - docenti di nativi digitali – sia quello di fare da mediatori tra questi ragazzi e i mezzi che hanno a disposizione in una interazione costante nei percorsi pedagogici e quello che ormai é parte della nostra cultura, l&#039;uso delle ICT. 

l prof. Marc Prensky ha per primo usato il termine “digital native” e parla di ragazzi che probabilmente hanno già un cervello diverso dal nostro. Sicuramente sarà così ma mi sembra si fidi poco delle nostre capacità di docenti dopotutto siamo “immigrati digitali” ma di “2° generazione”.
Ecco il testo del professore:
http://www.marcprensky.com/writing/Prensky%20-%20Digital%20Natives,%20Digital%20Immigrants%20-%20Part1.pdf

buon anno a tutti!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ho trovato molto interessante il documento filmato su i nativi digitali. I nostri allievi, i nostri figli sono nati immersi nella tecnologia digitale. Per loro non ha segreti, si sentono a loro agio, sicuri, affrontano un nuovo software con naturalezza&#8230;e noi vorremo tanto trovarli così motivati su i banchi di scuola davanti ad un nuovo argomento da affrontare.</p>
<p>Ma questa generazione di “nativi digitali” dovremmo ricordare che non é “orfana digitale”! Non sono soli, noi ci siamo. Come docenti ci proponiamo ad accompagnarli nella loro costruzione di conoscenze, ed é compito nostro &#8211; noi “immigrati digitali” &#8211; di guidarli ad un uso delle ICT in maniera più intelligente (nel senso piagetiano trovare quell&#8217;equilibrio armonico tra assimilazione e accomodamento). Spesso le loro conoscenze dei mezzi informatici si fermano ad un uso ludico del mezzo oppure un prolungamento dei rapporti con i loro coetanei da casa attraverso i diversi social network (l&#8217;abbiamo appurato attraverso il questionario svolto nelle sedi scolastiche).<br />
Penso che il nostro ruolo &#8211; docenti di nativi digitali – sia quello di fare da mediatori tra questi ragazzi e i mezzi che hanno a disposizione in una interazione costante nei percorsi pedagogici e quello che ormai é parte della nostra cultura, l&#8217;uso delle ICT. </p>
<p>l prof. Marc Prensky ha per primo usato il termine “digital native” e parla di ragazzi che probabilmente hanno già un cervello diverso dal nostro. Sicuramente sarà così ma mi sembra si fidi poco delle nostre capacità di docenti dopotutto siamo “immigrati digitali” ma di “2° generazione”.<br />
Ecco il testo del professore:<br />
<a href="http://www.marcprensky.com/writing/Prensky%20-%20Digital%20Natives,%20Digital%20Immigrants%20-%20Part1.pdf" rel="nofollow">http://www.marcprensky.com/writing/Prensky%20-%20Digital%20Natives,%20Digital%20Immigrants%20-%20Part1.pdf</a></p>
<p>buon anno a tutti!</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Giulia Mazzi (MIT)</title>
		<link>http://aspti.ch/blogs/ictblog/2009/11/25/i-nativi-digitali/comment-page-1/#comment-352</link>
		<dc:creator>Giulia Mazzi (MIT)</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Jan 2010 15:15:38 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://aspti.ch/blogs/ictblog/?p=544#comment-352</guid>
		<description>Sono nata nel 1990 e non mi sento una nativa digitale. 
Sono cresciuta giocando nei campi di Cugnasco con i miei amici, costruendo capanne con mio fratello e rubando gli ossi al mio cane.
E come me molti altri.
Ho iniziato ad avere a che fare con le tecnologie come computer e telefonini a partire dalla terza o quarta media. Il mio primo telefonino l&#039;ho ricevuto all&#039;inizio della quarta media e ho iniziato a conoscere il mondo di messenger a  fine medie. Mi sono iscritta a FaceBook in quarta liceo e ho ricevuto il mio primo portatile a 19 anni. Prima sfruttavo quello di mio padre. 
Non mi sento quindi per niente una nativa digitale. 
Oggi vedo ragazzini di 11 anni con l&#039;iphone, connessi a messenger 24 ore su 24, iscritti a FaceBook, Netlog, MySpace, ecc.. .
A mio modesto parere i nativi digitali non partono sicuramente dagli inizi anni 90 ma almeno da metà anni 90.
Ogni anno che passa le tecnologie avanzano, i ragazzi che cominciano a prendere contatto con esse sono sempre più giovani, il mondo di internet non è più un tabù. I giovanissimi ne fanno un uso sproporzionato inconsapevoli dei rischi e per i genitori diventa quasi impossibile controllarli. Non ci sono limiti, non ci sono barriere. Tutto è aperto a tutti.
I nativi digitali di oggi che persone saranno domani?
Incapaci di differenziare la realtà dal web, immersi per ore nella corrente di internet. Corrente che può essere positiva per moltissimi aspetti ma che pochi sanno lasciarsi trasportare senza farsi male.
Non metto in dubbio che internet e tutto ciò che ci offre e ciò che ne deriva sia una grande invenzione. Io per prima lo sfrutto molto.
L&#039;unico problema di essere dei nativi digitali oggi, è che nessuno è più in grado di controllare le acque del web, per cui la navigazione può diventare troppo spesso pericolosa.
Sta a noi impedire che il nostro futuro venga sommerso dalle ICT in modo negativo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sono nata nel 1990 e non mi sento una nativa digitale.<br />
Sono cresciuta giocando nei campi di Cugnasco con i miei amici, costruendo capanne con mio fratello e rubando gli ossi al mio cane.<br />
E come me molti altri.<br />
Ho iniziato ad avere a che fare con le tecnologie come computer e telefonini a partire dalla terza o quarta media. Il mio primo telefonino l&#8217;ho ricevuto all&#8217;inizio della quarta media e ho iniziato a conoscere il mondo di messenger a  fine medie. Mi sono iscritta a FaceBook in quarta liceo e ho ricevuto il mio primo portatile a 19 anni. Prima sfruttavo quello di mio padre.<br />
Non mi sento quindi per niente una nativa digitale.<br />
Oggi vedo ragazzini di 11 anni con l&#8217;iphone, connessi a messenger 24 ore su 24, iscritti a FaceBook, Netlog, MySpace, ecc.. .<br />
A mio modesto parere i nativi digitali non partono sicuramente dagli inizi anni 90 ma almeno da metà anni 90.<br />
Ogni anno che passa le tecnologie avanzano, i ragazzi che cominciano a prendere contatto con esse sono sempre più giovani, il mondo di internet non è più un tabù. I giovanissimi ne fanno un uso sproporzionato inconsapevoli dei rischi e per i genitori diventa quasi impossibile controllarli. Non ci sono limiti, non ci sono barriere. Tutto è aperto a tutti.<br />
I nativi digitali di oggi che persone saranno domani?<br />
Incapaci di differenziare la realtà dal web, immersi per ore nella corrente di internet. Corrente che può essere positiva per moltissimi aspetti ma che pochi sanno lasciarsi trasportare senza farsi male.<br />
Non metto in dubbio che internet e tutto ciò che ci offre e ciò che ne deriva sia una grande invenzione. Io per prima lo sfrutto molto.<br />
L&#8217;unico problema di essere dei nativi digitali oggi, è che nessuno è più in grado di controllare le acque del web, per cui la navigazione può diventare troppo spesso pericolosa.<br />
Sta a noi impedire che il nostro futuro venga sommerso dalle ICT in modo negativo.</p>
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	<item>
		<title>Di: Angelo Sonvico</title>
		<link>http://aspti.ch/blogs/ictblog/2009/11/25/i-nativi-digitali/comment-page-1/#comment-338</link>
		<dc:creator>Angelo Sonvico</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Dec 2009 11:32:11 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://aspti.ch/blogs/ictblog/?p=544#comment-338</guid>
		<description>Immigrati digitali?

Buon giorno a tutti
Ho visionato il filmato e letto con interesse i vari commenti. Moltissimi sono gli spunti, ne vorrei riprenderne solo alcuni rilanciando qualche osservazione senza nessuna pretesa di esaustività. 
Premetto che ho una certa dimestichezza con l’informatica e i computer. Sono compositore, scrivo musica per colonne sonore, documentari,  balletti ed eventi vari. Scrivo sia per orchestra tradizionale che per “virtual orchestra” - Le recenti tecnologie informatiche hanno infatti reso oggi possibile una simulazione realistica di strumenti ed ensemble tradizionali con risultati davvero sorprendenti. Le orchestre virtuali - un computer che emula un’orchestra di dimensioni sinfoniche o in grado di generare suoni inediti che non assomigliano nemmeno lontanamente a quelli dell’orchestra - hanno trovato negli ultimi decenni, un numero infinito di occasioni per essere utilizzate, alla radio, alla televisione, nel cinema –. Il computer e l’utilizzo di determinati software sono indispensabili nel mio lavoro molto di più del pianoforte che prende polvere nel mio studio. Inoltre nel corso di Laurea ho sostenuto alcuni esami in cui si apriva materialmente un computer per smontarlo e rimontarlo allo scopo di studiarne i vari componenti ed il loro funzionamento. Questo solo per dire che ritengo il computer uno strumento di lavoro di cui oggi non si può davvero fare a meno e non ho nessuna intenzione di “incriminare” questo utilissimo “collaboratore”.  
Nativi digitali  2.0  - “nativi digitali”, termine passabile ma “immigrati digitali” è davvero orrendo, solo su questo si potrebbe discutere, si riascolti anche l&#039;inizio dell’intervista a Giovanni Altieri  (06.35 nel filmato) -, la scuola li annoia, appena varcano il portone della scuola vengono catapultati indietro nel tempo di trent’anni: l’approccio “libresco” degli adulti - “immigrati digitali” ancora non pienamente integrati nelle tecnologie - li annoia e non li stimola adeguatamente. “Chattare” ed essere connessi tutto il giorno alla rete, mangiare davanti al computer e riprendere con gli amici di scuola quelle conversazioni che avevano cominciato sui banchi, “messaggiare” per darsi appuntamenti  … anche questo è essere nativi digitali. Abituati a comunicazioni velocissime  – si veda un videoclip o alcuni messaggi pubblicitari – non stupisce che nasca un certo disagio a rimanere seduti dietro un banco e ascoltare “passivamente” la lezione di un docente. Tutti genietti del computer, dunque? (Lascio sospesa la risposta, si riascolti l’eloquente intervista ad Antonio Fini - 11.00 circa del filmato). L’uso delle tecnologie è davvero così sempre abile e consapevole da parte di questi utenti? Collaborano in rete in modo appropriato? Comunicare in rete con questi nuovi mezzi non è una capacità innata che deriva dall’essere nati in una certa generazione o meno. Comunicare? Si nota una sorta di “esibizionismo”; più che voglia di condividere - condividere contenuti culturalmente e moralmente a volte discutibili -  è voglia di mostrarsi, di apparire. 
Non intendo dire che non esistono giovani abilissimi con le tecnologie ma sostengo che non si tratta di una “generazione”! Vi sono differenze, anche marcate, ed è proprio la scuola che dovrebbe colmarle. Che poi siano saltati molti “schemi” dell’educazione “tradizionale” è un altro discorso: basti pensare all’alleanza tra scuola e famiglie …Il parlare di nativi digitali in maniera così diffusa, a mio avviso, dovrebbe essere considerato però positivamente. Questo perchè sarebbe, forse, la prima volta che la scuola si pone in anticipo rispetto ai bisogni che si manifesteranno nel prossimo futuro, con docenti in grado di aiutare questi ragazzi ad utilizzare la rete in modo efficace per lo studio e il lavoro.
La esagerazione nell’utilizzare il termine “digital natives”, adesso non ha riscontri sociologici (almeno in Italia, per quanto mi è dato di conoscere) ma non è detto che il fenomeno si manifesti improvvisamente. A quel punto è meglio essere preparati. 

Concludo con una citazione ripresa da 
http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/09_maggio_26/generazione_nativi_digitali_782e5b90-49e9-11de-8785-00144f02aabc.shtml
Per la generazione dei nativi digitali, che in questi anni sono ancora sui banchi di materna ed elementare, «le emozioni non sono vissute, ma piuttosto rappresentate” ha spiegato all&#039;agenzia Adnkronos Salute Tonino Cantelmi, docente di psichiatria dell&#039;Università Gregoriana di Roma e presidente dell&#039;Associazione italiana psicologi e psichiatri cattolici. «Abbiamo esaminato un vasto campione di bimbi, nati a partire dal 2002. Concentrandoci sulle caratteristiche dei nativi digitali, figli della &quot;generazione di mezzo&quot; e nipoti dei &quot;predigitali&quot; - chiarisce lo psichiatra, che a questo tema ha dedicato un libro, «L&#039;immaginario prigioniero» (Mondadori), scritto con la psicoterapeuta Maria Rita Parsi - Questi piccoli hanno un apprendimento più percettivo e meno simbolico, e sono dotati di abilità viso-motorie eccezionali. Una volta adulti - aggiunge - saranno spesso uomini e donne incapaci cioè di riconoscere le emozioni interne, ma abilissimi a rappresentarle»

Auguro a tutti, immigrati digitali e no,  un sereno 2010  

Angelo</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Immigrati digitali?</p>
<p>Buon giorno a tutti<br />
Ho visionato il filmato e letto con interesse i vari commenti. Moltissimi sono gli spunti, ne vorrei riprenderne solo alcuni rilanciando qualche osservazione senza nessuna pretesa di esaustività.<br />
Premetto che ho una certa dimestichezza con l’informatica e i computer. Sono compositore, scrivo musica per colonne sonore, documentari,  balletti ed eventi vari. Scrivo sia per orchestra tradizionale che per “virtual orchestra” &#8211; Le recenti tecnologie informatiche hanno infatti reso oggi possibile una simulazione realistica di strumenti ed ensemble tradizionali con risultati davvero sorprendenti. Le orchestre virtuali &#8211; un computer che emula un’orchestra di dimensioni sinfoniche o in grado di generare suoni inediti che non assomigliano nemmeno lontanamente a quelli dell’orchestra &#8211; hanno trovato negli ultimi decenni, un numero infinito di occasioni per essere utilizzate, alla radio, alla televisione, nel cinema –. Il computer e l’utilizzo di determinati software sono indispensabili nel mio lavoro molto di più del pianoforte che prende polvere nel mio studio. Inoltre nel corso di Laurea ho sostenuto alcuni esami in cui si apriva materialmente un computer per smontarlo e rimontarlo allo scopo di studiarne i vari componenti ed il loro funzionamento. Questo solo per dire che ritengo il computer uno strumento di lavoro di cui oggi non si può davvero fare a meno e non ho nessuna intenzione di “incriminare” questo utilissimo “collaboratore”.<br />
Nativi digitali  2.0  &#8211; “nativi digitali”, termine passabile ma “immigrati digitali” è davvero orrendo, solo su questo si potrebbe discutere, si riascolti anche l&#8217;inizio dell’intervista a Giovanni Altieri  (06.35 nel filmato) -, la scuola li annoia, appena varcano il portone della scuola vengono catapultati indietro nel tempo di trent’anni: l’approccio “libresco” degli adulti &#8211; “immigrati digitali” ancora non pienamente integrati nelle tecnologie &#8211; li annoia e non li stimola adeguatamente. “Chattare” ed essere connessi tutto il giorno alla rete, mangiare davanti al computer e riprendere con gli amici di scuola quelle conversazioni che avevano cominciato sui banchi, “messaggiare” per darsi appuntamenti  … anche questo è essere nativi digitali. Abituati a comunicazioni velocissime  – si veda un videoclip o alcuni messaggi pubblicitari – non stupisce che nasca un certo disagio a rimanere seduti dietro un banco e ascoltare “passivamente” la lezione di un docente. Tutti genietti del computer, dunque? (Lascio sospesa la risposta, si riascolti l’eloquente intervista ad Antonio Fini &#8211; 11.00 circa del filmato). L’uso delle tecnologie è davvero così sempre abile e consapevole da parte di questi utenti? Collaborano in rete in modo appropriato? Comunicare in rete con questi nuovi mezzi non è una capacità innata che deriva dall’essere nati in una certa generazione o meno. Comunicare? Si nota una sorta di “esibizionismo”; più che voglia di condividere &#8211; condividere contenuti culturalmente e moralmente a volte discutibili &#8211;  è voglia di mostrarsi, di apparire.<br />
Non intendo dire che non esistono giovani abilissimi con le tecnologie ma sostengo che non si tratta di una “generazione”! Vi sono differenze, anche marcate, ed è proprio la scuola che dovrebbe colmarle. Che poi siano saltati molti “schemi” dell’educazione “tradizionale” è un altro discorso: basti pensare all’alleanza tra scuola e famiglie …Il parlare di nativi digitali in maniera così diffusa, a mio avviso, dovrebbe essere considerato però positivamente. Questo perchè sarebbe, forse, la prima volta che la scuola si pone in anticipo rispetto ai bisogni che si manifesteranno nel prossimo futuro, con docenti in grado di aiutare questi ragazzi ad utilizzare la rete in modo efficace per lo studio e il lavoro.<br />
La esagerazione nell’utilizzare il termine “digital natives”, adesso non ha riscontri sociologici (almeno in Italia, per quanto mi è dato di conoscere) ma non è detto che il fenomeno si manifesti improvvisamente. A quel punto è meglio essere preparati. </p>
<p>Concludo con una citazione ripresa da<br />
<a href="http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/09_maggio_26/generazione_nativi_digitali_782e5b90-49e9-11de-8785-00144f02aabc.shtml" rel="nofollow">http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/09_maggio_26/generazione_nativi_digitali_782e5b90-49e9-11de-8785-00144f02aabc.shtml</a><br />
Per la generazione dei nativi digitali, che in questi anni sono ancora sui banchi di materna ed elementare, «le emozioni non sono vissute, ma piuttosto rappresentate” ha spiegato all&#8217;agenzia Adnkronos Salute Tonino Cantelmi, docente di psichiatria dell&#8217;Università Gregoriana di Roma e presidente dell&#8217;Associazione italiana psicologi e psichiatri cattolici. «Abbiamo esaminato un vasto campione di bimbi, nati a partire dal 2002. Concentrandoci sulle caratteristiche dei nativi digitali, figli della &#8220;generazione di mezzo&#8221; e nipoti dei &#8220;predigitali&#8221; &#8211; chiarisce lo psichiatra, che a questo tema ha dedicato un libro, «L&#8217;immaginario prigioniero» (Mondadori), scritto con la psicoterapeuta Maria Rita Parsi &#8211; Questi piccoli hanno un apprendimento più percettivo e meno simbolico, e sono dotati di abilità viso-motorie eccezionali. Una volta adulti &#8211; aggiunge &#8211; saranno spesso uomini e donne incapaci cioè di riconoscere le emozioni interne, ma abilissimi a rappresentarle»</p>
<p>Auguro a tutti, immigrati digitali e no,  un sereno 2010  </p>
<p>Angelo</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Luisa Donati (MIT)</title>
		<link>http://aspti.ch/blogs/ictblog/2009/11/25/i-nativi-digitali/comment-page-1/#comment-337</link>
		<dc:creator>Luisa Donati (MIT)</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Dec 2009 11:16:31 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://aspti.ch/blogs/ictblog/?p=544#comment-337</guid>
		<description>Nativo digitale  termine dato da Mark Prenski nel 2001 che viene applicato ad una persona che è nata e cresciuta con le tecnologie come i computer, internet, telefoni e mp3 (generazione 1990-2000).
Per contro “immigrato digitale” si applica ad una persona che è cresciuta prima delle tecnologie digitali e le ha adottate in un secondo tempo.
A mio avviso la generazione dei nativi digitali (ND) nuota con facilità nell&#039;acqua alta del settore informatico, ma rischia poi di affogare nella pozzanghera dei problemi della vita comune. Per i ND è spontaneo l&#039;avvio di procedimenti schematici per la ricerca di soluzioni.
Questo maggior rigore non è dovuto neccessariamente a mancanza di iniziativa individuale o capacità; al contrario nel settore il genio si distingue, i limiti per il ND sono rappresentati dalla necessità di rispettare regole matematiche che caratterizzano l&#039;informatica.
Seguendo la terminologia io non rientro nei ND perché sono nata nel 1989, ma sono più vicina a questa generazione che a quella degli immigrati digitali. 
I nativi digitali quando ricevono un nuovo oggetto tecnologico, spesso non hanno bisogno di leggere il libretto d&#039;istruzione per usarlo, un imigrato digitale invece sì. Altro esempio un nativo digitale parlerà della sua nuova  macchina fotografica mentre un immigrato digitale parlerà della sua nuova macchina fotografica digitale.
Vedo questa cosa non tanto su di me, ma sui miei fratelli e sui miei cuginetti, nativi digitali. Non hanno bisogno di nessuna spiegazione, sembra che sappiano esattamente cosa devono fare quando si trovano davanti uno nuovo strumento tecnologico, e alla domanda: “ma l&#039;hai già usato?” ti rispondono: “ma no, ma è facile”.
Fin da piccolissimi già con telefonini, telecomandi, videocamere in mano. Già alle scuole dell&#039;infanzia i bambini sono in grado di usare televisori, lettori dvd e computer. Ci si chiede: “come saranno da adulti?”.
Non tutti i sociologi sono dell&#039;idea che la terminologia “nativo digitale” sia corretta. Per esempio non tutti concordano sul fatto che i nativi digitali abbiano una maggior dimestichezza con la tecnologia a differenza degli adulti. Bisogna infatti ricordare che l&#039;universo digitale è stato creato dagli immigrati digitali.
Sarà difficile capire questa generazione, per essa le emozioni non sono vissute, ma rappresentate. Le relazioni verranno tutte tecnomediate? Si crede di sì, sarà quindi complicato per gli immigrati digitali comunicare con essa. La rete muterà ancora ulteriormente per alimentare le passioni e i modi di socializzare di questa generazioni sempre più in crescita. 
Finirò per dire la stessa frase che spesso mia nonna pronuncia: “sono nata troppo presto!”</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Nativo digitale  termine dato da Mark Prenski nel 2001 che viene applicato ad una persona che è nata e cresciuta con le tecnologie come i computer, internet, telefoni e mp3 (generazione 1990-2000).<br />
Per contro “immigrato digitale” si applica ad una persona che è cresciuta prima delle tecnologie digitali e le ha adottate in un secondo tempo.<br />
A mio avviso la generazione dei nativi digitali (ND) nuota con facilità nell&#8217;acqua alta del settore informatico, ma rischia poi di affogare nella pozzanghera dei problemi della vita comune. Per i ND è spontaneo l&#8217;avvio di procedimenti schematici per la ricerca di soluzioni.<br />
Questo maggior rigore non è dovuto neccessariamente a mancanza di iniziativa individuale o capacità; al contrario nel settore il genio si distingue, i limiti per il ND sono rappresentati dalla necessità di rispettare regole matematiche che caratterizzano l&#8217;informatica.<br />
Seguendo la terminologia io non rientro nei ND perché sono nata nel 1989, ma sono più vicina a questa generazione che a quella degli immigrati digitali.<br />
I nativi digitali quando ricevono un nuovo oggetto tecnologico, spesso non hanno bisogno di leggere il libretto d&#8217;istruzione per usarlo, un imigrato digitale invece sì. Altro esempio un nativo digitale parlerà della sua nuova  macchina fotografica mentre un immigrato digitale parlerà della sua nuova macchina fotografica digitale.<br />
Vedo questa cosa non tanto su di me, ma sui miei fratelli e sui miei cuginetti, nativi digitali. Non hanno bisogno di nessuna spiegazione, sembra che sappiano esattamente cosa devono fare quando si trovano davanti uno nuovo strumento tecnologico, e alla domanda: “ma l&#8217;hai già usato?” ti rispondono: “ma no, ma è facile”.<br />
Fin da piccolissimi già con telefonini, telecomandi, videocamere in mano. Già alle scuole dell&#8217;infanzia i bambini sono in grado di usare televisori, lettori dvd e computer. Ci si chiede: “come saranno da adulti?”.<br />
Non tutti i sociologi sono dell&#8217;idea che la terminologia “nativo digitale” sia corretta. Per esempio non tutti concordano sul fatto che i nativi digitali abbiano una maggior dimestichezza con la tecnologia a differenza degli adulti. Bisogna infatti ricordare che l&#8217;universo digitale è stato creato dagli immigrati digitali.<br />
Sarà difficile capire questa generazione, per essa le emozioni non sono vissute, ma rappresentate. Le relazioni verranno tutte tecnomediate? Si crede di sì, sarà quindi complicato per gli immigrati digitali comunicare con essa. La rete muterà ancora ulteriormente per alimentare le passioni e i modi di socializzare di questa generazioni sempre più in crescita.<br />
Finirò per dire la stessa frase che spesso mia nonna pronuncia: “sono nata troppo presto!”</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Valeria Pansardi (MIT)</title>
		<link>http://aspti.ch/blogs/ictblog/2009/11/25/i-nativi-digitali/comment-page-1/#comment-325</link>
		<dc:creator>Valeria Pansardi (MIT)</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Dec 2009 14:13:20 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://aspti.ch/blogs/ictblog/?p=544#comment-325</guid>
		<description>I nativi digitali

I nativi digitali sono una generazione, che sin dalla nascita ha l’opportunità di confrontarsi con le nuove tecnologie. Televisione, Computer, Videogiochi Telefonini sono ormai parte integrante del loro mondo e costituiscono la loro quotidianità. Basta recarsi in una scuola elementare o superiore per capire l’evoluzione del loro utilizzo. Bambini muniti di cellulare che chiamano i loro genitori, ragazzi che ascoltano la musica con gli ultimi modelli di mp3, ragazzine che si scattano foto che verranno in un secondo momento pubblicate sui loro account personali.
La differenza è netta: i giovani di adesso hanno una maggior dimestichezza con le tecnologie rispetto agli adulti. Questo però non significa che bisogna dare per scontata la loro conoscenza e competenza in ambito digitale. Ci sono sempre più ragazzini che chattano e pubblicano cose personali sul web e molte volte non sono a conoscenza dei vari pericoli che possono incontrare. Bisognerebbe quindi guidarli alla gestione e al corretto sfruttamento delle risorse offerte, dato che un numero consistente di genitori non è in grado di istruire i loro figli in questo ambito in quanto le loro conoscenze sono inferiori. 
Allo stesso tempo però bisognerebbe sensibilizzarli al contatto umano, che purtroppo con il passare del tempo si sta perdendo. È importante fargli capire come sfruttare al meglio questa grande tecnologia loro disponibile e facilmente accessibile.
I bambini di oggi sono il nostro futuro ed è nostro interesse dare loro un istruzione sana, ricca di buon senso e umanità.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>I nativi digitali</p>
<p>I nativi digitali sono una generazione, che sin dalla nascita ha l’opportunità di confrontarsi con le nuove tecnologie. Televisione, Computer, Videogiochi Telefonini sono ormai parte integrante del loro mondo e costituiscono la loro quotidianità. Basta recarsi in una scuola elementare o superiore per capire l’evoluzione del loro utilizzo. Bambini muniti di cellulare che chiamano i loro genitori, ragazzi che ascoltano la musica con gli ultimi modelli di mp3, ragazzine che si scattano foto che verranno in un secondo momento pubblicate sui loro account personali.<br />
La differenza è netta: i giovani di adesso hanno una maggior dimestichezza con le tecnologie rispetto agli adulti. Questo però non significa che bisogna dare per scontata la loro conoscenza e competenza in ambito digitale. Ci sono sempre più ragazzini che chattano e pubblicano cose personali sul web e molte volte non sono a conoscenza dei vari pericoli che possono incontrare. Bisognerebbe quindi guidarli alla gestione e al corretto sfruttamento delle risorse offerte, dato che un numero consistente di genitori non è in grado di istruire i loro figli in questo ambito in quanto le loro conoscenze sono inferiori.<br />
Allo stesso tempo però bisognerebbe sensibilizzarli al contatto umano, che purtroppo con il passare del tempo si sta perdendo. È importante fargli capire come sfruttare al meglio questa grande tecnologia loro disponibile e facilmente accessibile.<br />
I bambini di oggi sono il nostro futuro ed è nostro interesse dare loro un istruzione sana, ricca di buon senso e umanità.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Tania Cereghetti</title>
		<link>http://aspti.ch/blogs/ictblog/2009/11/25/i-nativi-digitali/comment-page-1/#comment-298</link>
		<dc:creator>Tania Cereghetti</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 12:16:13 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://aspti.ch/blogs/ictblog/?p=544#comment-298</guid>
		<description>Sono d’accordo con quanto scritto dai miei colleghi. Al giorno d’oggi non si può negare l’importanza e la potenza dei mezzi tecnologici e la presenza di mezzi elettronici nella vita di tutti. Gli immigrati digitali hanno dovuto adeguarsi a questa nuova tendenza e modificare le loro abitudini e il modo in cui erano cresciuti per adattarsi al meglio a questo nuovo mondo. I nativi digitali invece sono nati quando queste tecnologie erano già presenti e quindi è stato naturale per loro crescere con internet e tutto quello che comporta (http://www.scienzaeconoscenza.it/articolo/digitali-dalla-nascita.php ). In realtà però penso che il fatto di avere a disposizione tutte questi mezzi non comporta necessariamente il fatto di essere competente nell’uso consapevole delle tecnologie digitali. La maggior parte dei nativi digitali usa questi mezzi in modo superficiale e non li sfrutta come si potrebbe. In questo la scuola potrebbe avere un ruolo importante e utile, indirizzando i ragazzi a formarsi una vera competenza digitale e “educando” anche in quel senso. Non si può certamente fare finta di non vedere il cambiamento e continuare a proporre lo stesso tipo di insegnamento che veniva proposto in passato. Bisognerebbe cercare invece di trovare il modo di integrarle nel programma. È vero però che può non essere sempre facile confrontarsi con le esigenze dei nativi digitali. Bisogna cercare di stimolarli in altro modo da quello classico che è stato usato finora. E sono d’accordo con Sara sul fatto che bisognerebbe formare i docenti anche in quel senso.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sono d’accordo con quanto scritto dai miei colleghi. Al giorno d’oggi non si può negare l’importanza e la potenza dei mezzi tecnologici e la presenza di mezzi elettronici nella vita di tutti. Gli immigrati digitali hanno dovuto adeguarsi a questa nuova tendenza e modificare le loro abitudini e il modo in cui erano cresciuti per adattarsi al meglio a questo nuovo mondo. I nativi digitali invece sono nati quando queste tecnologie erano già presenti e quindi è stato naturale per loro crescere con internet e tutto quello che comporta (<a href="http://www.scienzaeconoscenza.it/articolo/digitali-dalla-nascita.php" rel="nofollow">http://www.scienzaeconoscenza.it/articolo/digitali-dalla-nascita.php</a> ). In realtà però penso che il fatto di avere a disposizione tutte questi mezzi non comporta necessariamente il fatto di essere competente nell’uso consapevole delle tecnologie digitali. La maggior parte dei nativi digitali usa questi mezzi in modo superficiale e non li sfrutta come si potrebbe. In questo la scuola potrebbe avere un ruolo importante e utile, indirizzando i ragazzi a formarsi una vera competenza digitale e “educando” anche in quel senso. Non si può certamente fare finta di non vedere il cambiamento e continuare a proporre lo stesso tipo di insegnamento che veniva proposto in passato. Bisognerebbe cercare invece di trovare il modo di integrarle nel programma. È vero però che può non essere sempre facile confrontarsi con le esigenze dei nativi digitali. Bisogna cercare di stimolarli in altro modo da quello classico che è stato usato finora. E sono d’accordo con Sara sul fatto che bisognerebbe formare i docenti anche in quel senso.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Letizia De Angelis</title>
		<link>http://aspti.ch/blogs/ictblog/2009/11/25/i-nativi-digitali/comment-page-1/#comment-273</link>
		<dc:creator>Letizia De Angelis</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Dec 2009 14:06:30 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://aspti.ch/blogs/ictblog/?p=544#comment-273</guid>
		<description>Ho guardato con interesse il filmato “generazione facebook”, che ritengo realizzato molto bene e con validi contenuti. 
La generazione dei nativi digitali è cresciuta in un ambiente pienamente digitale dove internet, videogiochi, smartphone e social network sono parte integrante della loro vita.
Ma quali sono le implicazioni a livello sociologico, psicologico e cognitivo del crescere ed apprendere in un ambiente digitale? e ancora… quanto i nativi digitali sono diversi dai loro padri, i cosiddetti immigrati digitali?
I nativi digitali, nel tempo libero, interagiscono ottimamente e senza sforzo con i nuovi media e le tecnologie e ne danno per scontata l’esistenza. Quando essi varcano il portone della scuola, vengono però catapultati indietro nel tempo: l’approccio “libresco” degli adulti immigrati digitali, ancora non pienamente integrati nelle tecnologie, li annoia e non li stimola adeguatamente.
Tra i due mondi, c’è una sorta di baratro, e sino a quando non si creerà un ponte su di esso, le due comunità faranno fatica a comprendersi.
Un affollato dibattito su questo tema si è tenuto quest’anno presso la Fast di Milano, appassionando studenti e insegnanti, ovvero nativi e immigrati. Illuminante il paragone di Paolo Ferri per mostrare, a suo modo di vedere, i limiti della scuola di oggi: «Quando negli anni ottanta ci si recava nella Germania dell’Est, avevamo la sensazione di tornare indietro di trent’anni. È la stessa sensazione che hanno ogni giorno i nostri figli quando entrano a scuola. Noi incontravamo gli amici al bar, loro vanno su Facebook».
Non è un fenomeno marginale se oltre 60.000.000 adolescenti e preadolescenti statunitensi hanno un sito, una loro identità online su Facebook o MySpace. I nativi digitali pongono un problema a noi figli del libro e immigrati digital: come stabilire un linguaggio comune? come entrare in contatto nella scuola ma anche nella vita con loro? 
Come sostengono Claudia e Daniel, bisognerebbe aggiornare gli immigrati digitali e quindi anche i docenti, affinchè si conoscano le opportunità che offrono i nuovi media e come queste possono venire impiegare nell’insegnamento…purtroppo con la sola buona volontà non possiamo andare tanto lontano…
A tal proposito ho trovato interessanti le seguenti discussioni: http://relazioninelweb.blogspot.com/2006_02_01_archive.html che tratta dei docenti immigrati digitali e http://relazioninelweb.blogspot.com/2006_02_01_archive.html intitolata scuola liquida e riferita ad una scuola non adatta alle nuove generazioni.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ho guardato con interesse il filmato “generazione facebook”, che ritengo realizzato molto bene e con validi contenuti.<br />
La generazione dei nativi digitali è cresciuta in un ambiente pienamente digitale dove internet, videogiochi, smartphone e social network sono parte integrante della loro vita.<br />
Ma quali sono le implicazioni a livello sociologico, psicologico e cognitivo del crescere ed apprendere in un ambiente digitale? e ancora… quanto i nativi digitali sono diversi dai loro padri, i cosiddetti immigrati digitali?<br />
I nativi digitali, nel tempo libero, interagiscono ottimamente e senza sforzo con i nuovi media e le tecnologie e ne danno per scontata l’esistenza. Quando essi varcano il portone della scuola, vengono però catapultati indietro nel tempo: l’approccio “libresco” degli adulti immigrati digitali, ancora non pienamente integrati nelle tecnologie, li annoia e non li stimola adeguatamente.<br />
Tra i due mondi, c’è una sorta di baratro, e sino a quando non si creerà un ponte su di esso, le due comunità faranno fatica a comprendersi.<br />
Un affollato dibattito su questo tema si è tenuto quest’anno presso la Fast di Milano, appassionando studenti e insegnanti, ovvero nativi e immigrati. Illuminante il paragone di Paolo Ferri per mostrare, a suo modo di vedere, i limiti della scuola di oggi: «Quando negli anni ottanta ci si recava nella Germania dell’Est, avevamo la sensazione di tornare indietro di trent’anni. È la stessa sensazione che hanno ogni giorno i nostri figli quando entrano a scuola. Noi incontravamo gli amici al bar, loro vanno su Facebook».<br />
Non è un fenomeno marginale se oltre 60.000.000 adolescenti e preadolescenti statunitensi hanno un sito, una loro identità online su Facebook o MySpace. I nativi digitali pongono un problema a noi figli del libro e immigrati digital: come stabilire un linguaggio comune? come entrare in contatto nella scuola ma anche nella vita con loro?<br />
Come sostengono Claudia e Daniel, bisognerebbe aggiornare gli immigrati digitali e quindi anche i docenti, affinchè si conoscano le opportunità che offrono i nuovi media e come queste possono venire impiegare nell’insegnamento…purtroppo con la sola buona volontà non possiamo andare tanto lontano…<br />
A tal proposito ho trovato interessanti le seguenti discussioni: <a href="http://relazioninelweb.blogspot.com/2006_02_01_archive.html" rel="nofollow">http://relazioninelweb.blogspot.com/2006_02_01_archive.html</a> che tratta dei docenti immigrati digitali e <a href="http://relazioninelweb.blogspot.com/2006_02_01_archive.html" rel="nofollow">http://relazioninelweb.blogspot.com/2006_02_01_archive.html</a> intitolata scuola liquida e riferita ad una scuola non adatta alle nuove generazioni.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Sara Casartelli</title>
		<link>http://aspti.ch/blogs/ictblog/2009/11/25/i-nativi-digitali/comment-page-1/#comment-248</link>
		<dc:creator>Sara Casartelli</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Dec 2009 14:37:44 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://aspti.ch/blogs/ictblog/?p=544#comment-248</guid>
		<description>I ragazzi a scuola si annoiano.
Il problema vero è che nulla riesce a competere in termini di stimoli con quanto offerto dalla tecnologia.
Un videogioco di oggi, realissimo e velocissimo, non ha rivali, nulla appare altrettanto attraente.
I continui stimoli a cui siamo sottoposti tutti fanno apparire il resto insipido e banale, figuriamoci una lezione di matematica!!
La ripetizione di esercizi, necessaria per apprendere dei concetti nuovi, diventa mortalmente noiosa!
Davanti ad un monitor i ragazzi sembrano risvegliarsi, ritrovare qugli stimoli forti a cui sono abituati.
Noi docenti siamo in grado di utilizzare in un modo corretto quanto ci viene offerto su un piatto d&#039;argento dalla tecnologia? E&#039; un&#039;arma potentissima quella che abbiamo in mano e che forse proprio per questo temiamo di usare.
Non ci viene insegnato come utilizzare le nuove tecnologie con gli allievi, siamo abbastanza lasciati liberi di scegliere se usarle o meno, come e cosa usare e questo ci spaventa. 
Il Piano di Formazione è dettagliatissimo su quando e su come insegnare qualsiasi argomento nuovo, ma solo pochissime indicazioni riguardano l&#039;utilizzo di software specifici e direi nessuna indicazione sull&#039;uso di internet&amp;Co in classe. Lasciati liberi, ma anche soli, l&#039;arma potentissima fa paura e tanti scelgono di non usarla, soprattutto chi non la conosce già.
I ragazzi ne sanno più di noi e a nessuno piace trovarsi in difficoltà davanti agli allievi, quindi si sceglie di non mettersi in gioco e quindi non si impara mai ad utilizzare quste nuove tecnologie. Io credo che noi docenti avremmo bisogno di tanta formazione specifica sulla materia, di laboratori, di assistere noi stessi a lezioni &quot;piene&quot; di nuove tecnologie, di trovarci e confrontarci con chi quotidianamente le usa per insegnare. Avremmo bisogno di prendere tanta confidenza, ma le ore dedicate alla nostra formazione in questo campo rimangono pochissime.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>I ragazzi a scuola si annoiano.<br />
Il problema vero è che nulla riesce a competere in termini di stimoli con quanto offerto dalla tecnologia.<br />
Un videogioco di oggi, realissimo e velocissimo, non ha rivali, nulla appare altrettanto attraente.<br />
I continui stimoli a cui siamo sottoposti tutti fanno apparire il resto insipido e banale, figuriamoci una lezione di matematica!!<br />
La ripetizione di esercizi, necessaria per apprendere dei concetti nuovi, diventa mortalmente noiosa!<br />
Davanti ad un monitor i ragazzi sembrano risvegliarsi, ritrovare qugli stimoli forti a cui sono abituati.<br />
Noi docenti siamo in grado di utilizzare in un modo corretto quanto ci viene offerto su un piatto d&#8217;argento dalla tecnologia? E&#8217; un&#8217;arma potentissima quella che abbiamo in mano e che forse proprio per questo temiamo di usare.<br />
Non ci viene insegnato come utilizzare le nuove tecnologie con gli allievi, siamo abbastanza lasciati liberi di scegliere se usarle o meno, come e cosa usare e questo ci spaventa.<br />
Il Piano di Formazione è dettagliatissimo su quando e su come insegnare qualsiasi argomento nuovo, ma solo pochissime indicazioni riguardano l&#8217;utilizzo di software specifici e direi nessuna indicazione sull&#8217;uso di internet&amp;Co in classe. Lasciati liberi, ma anche soli, l&#8217;arma potentissima fa paura e tanti scelgono di non usarla, soprattutto chi non la conosce già.<br />
I ragazzi ne sanno più di noi e a nessuno piace trovarsi in difficoltà davanti agli allievi, quindi si sceglie di non mettersi in gioco e quindi non si impara mai ad utilizzare quste nuove tecnologie. Io credo che noi docenti avremmo bisogno di tanta formazione specifica sulla materia, di laboratori, di assistere noi stessi a lezioni &#8220;piene&#8221; di nuove tecnologie, di trovarci e confrontarci con chi quotidianamente le usa per insegnare. Avremmo bisogno di prendere tanta confidenza, ma le ore dedicate alla nostra formazione in questo campo rimangono pochissime.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
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