Istituzionale

Concorso “ICT award”

l'interrogazioneDa alcuni anni gli studenti e le studentesse della Formazione di Base della SUPSI/DFA, usano strumenti e/o servizi ICT nella preparazione del loro materiale didattico. Alcuni di loro impiegano pure in classe, con gli allievi, nella pratica professionale, strumenti o servizi ICT.

Per comprendere quali sono gli usi – normalmente integrati nella programmazione e nella didattica – si indice un concorso che dovrà permettere di fare il punto su questo tema all’intersezione tra programmazione didattica e formazione in classe con  ICT, servizi dell’internet, apparecchi multimediali, LIM e altro ancora.

Informazioni sul tema:

Competenze degli allievi per rapporto a strumenti ICT

Group of young laptop usersQuando i programmi scolastici saranno impostati in funzione delle competenze e non più degli obiettivi, il saper usare strumenti ICT (computer, periferiche e oggetti tecnologici) e servizi informatici (da Twitter a wikipedia, passando per Google), diventerà un fatto normale.

Un’avvisaglia di questa tendenza si intravvede in discorsi emergenti in cui le competenze sono sempre più considerate. Prendiamo per esempio l’idea avanzata all’interno della riforma dei  programmi della scuola primaria inglese (progetto Rose). Ne ha anche scritto Norberto Bottani in un suo post (vedi).
Riportiamo di seguito uno stralcio del suo scritto che interessa il nostro ambito, come stimolo di riflessione e fonte di discussione.
I temi attorno ai quali ruoterebbe la scuola primaria sarebbero meno rispetto alle classiche materie scolastiche.
In questa proposta inglese, le novità concernono l’insieme dei contenuti che…  è descritto in termini di competenze da conseguire entro la fine della scuola primaria. Il nuovo programma afferma che gli allievi dovranno, entro la fine della scuola primaria, sapere usare una tastiera di computer, consultare Wikipedia, utilizzare le applicazioni di comunicazione in rete come Twitter, redigere un testo con un’applicazione di trattamento di testo, utilizzare un correttore automatico dell’ortografia e della grammatica, consultare in linea i dizionari, gestire un blog personale, ecc.

Questo cambio di paradigma ci fa capire come questo discorsi di integrazione delle ICT e di valorizzazione delle competenze -  coscientemente o meno – siano ancora omeopatici nell’ambito della Scuola ticinese.

Web e SM: fase propedeutica terminata

web_siteIn questi giorni di fine 2009 sono entrati in funzione i nuovi siti web di alcune Scuole Medie cantonali che hanno come supporto informatico un sistema di CMS (Content Management System). Questo sistema, una volta impostato in grandi linee, permette di comunicare ai vari utenti di una scuola (allievi, docenti, genitori) le informazioni pertinenti senza che si debba conoscere un applicativo o un linguaggio particolari.
Con questo sistema il contenuto e il target possono interagire senza grandi filtri tecnici, in modo molto più semplici che con “vecchie” tecnologie (siti statici).

Questa disponibilità di siti web di SM in CMS è il compimento di un progetto iniziato all’ASP a fine 2005 nell’ambito dell’offensiva federale utile all’integrazione del ICT. Infatti, d’accordo con l’UIM (ufficio Insegnamento Medio) si era inoltrato un progetto che andava in questo senso. Denominato “Piattaforma ICT per le SM”, il progetto aveva ottenuto un riconoscimento e un sussidio ( 40′000 fr. ) per iniziare (vedi sito del progetto). Il progetto è stato poi coordinato e realizzato da una docente, a tempo parziale, coadiuvata da  colleghi e servizi.
I siti che ora potete vedere sono il compimento di questo progetto (ASP, UIM e Confederazione), poi iniziato nel 2006, che voleva essere propedeutico al raggiungimento dello scopo attualmente concretizzato: dotare le sedi di SM interessate di una piattaforma di comunicazione adattata alla tecnologia attuale.
I siti in rete, per ora, sono:
Lodrino , Cevio, Pregassona , Massagno e Stabio. Si è pure iniziata la messa a disposizione del sito amministrativo dell’UIM al link http://www4.ti.ch/decs/ds/uim/.

Un’iniziativa riuscita che si svilupperà nel corso dei prossimi anni.

Robot nella Scuola media

bollettino_fllChi si interessa di integrazione delle ICT nella scuola conosce i lavori di Seymour Papert e sa che l’approccio costruttivista è foriero di interesse. 
Secondo Papert, “l’essere umano, a prescindere dall’età, ha bisogno di avere a disposizione materiali concreti affinché la conoscenza acquisita sia tanto più vicina alla realtà“. 
Partendo dall’ottica costruttivista intersezionata con le ICT si è arrivati, negli anni ‘80, alla creazione del linguaggio di programmazione LOGO che ha dato luogo a sperimentazioni varie in ambito educativo e formativo, per poi arrivare alla creazione di vari oggetti ICT con cui pensare. Citiamo come esempio interessante l’NXT (Lego®Mindstorms), robot che permette l’apprendimento di nozioni di tipo matematico, geometrico e fisico tramite la programmazione di compiti particolari.
Grazie a questo robot  NXT (vedi post precedente sul tema) e alla sua filosofia d’impiego didattico è possibile promuovere l’apprendimento globale e scientifico e il lavoro di gruppo su problemi scientifici e tecnologici.
Nelle scuole dove l’NXT è stato implementato, le reazioni dei docenti e degli allievi sono positive. In sintesi, per arrivare all’esecuzione di un progetto è fondamentale saper lavorare in gruppo  e riconoscere l’esistenza di diversi tipi di intelligenza.

Dopo valutazioni approfondite, si è deciso di proporre sperimentalmente questa attività all’interno delle opzioni di orientamento del IV anno di SM.
Sei interessato, vuoi formarti e raccogliere la sfida?
Parti da www.fll-si.ch e avrai risposte e possibilità di approfondimenti sul tema oppure scarica un foglio informativo (.pdf)

educanet2 da buttare?

sguardoDa un’inchiesta effettuata in 23 sedi di Scuola media (SM) a fine ottobre 2009, si è potuto appurare che solo il 10% delle sedi usa educanet2, la piattaforma svizzera per l’apprendimento e per la collaborazione.

Prima di entrare succintamente nel merito di questa analisi deludente dal punto di vista dell’integrazione delle ICT nella SM, vediamo di dare alcuni numeri su educanet2, per meglio comprendere.

educanet2 è l’evoluzione di educanet, apparso nel 2001 e “upgradato” nell’attuale versione – tuttora in evoluzione – a partire dal 2004. Si tratta di una comunità con oltre 450′000 persone (350′000 allievi e 100′000 docenti), riunite in 27′000 classi e 16′000 gruppi tematici e disponibile nelle 3 lingue nazionali con l’aggiunta degli idiomi spagnolo e inglese. Le possibilità attivatili dagli attori scolastici (dall’allievo al docente, passando per l’amministrazione) sono molteplici. Qui non si descrivono, rimandando direttamente al sito per il dettaglio di queste funzionalità.
educanet2 stata sviluppata secondo direttive pedagogico-didattiche per essere impiegata nell’insegnamento. È sussidiata dalla Confederazione – tramite il CTIE – e dai Cantoni, tra cui il Ticino.

Per questo ambito, finanziario,  varrebbe la pena interrogarsi sull’opportunità del sussidio ticinese, visto che educanet2 è poco usata nelle nostre scuole. Qualcuno potrebbe anche affermare che educanet2 non serve e quindi suggerire di abbandonarla, risparmiando e attivando nel contempo un “alleingang” ticinese dal punto di vista scolastico.
Se non fosse così – come mi auguro per il bene della scuola -  siamo comunque di fronte a un problema: non si è sufficientemente chiarito il quadro d’impiego delle ICT – ricordiamoci che non esiste in Ticino una politica chiara (vedi)  – e non si è presentato e formato a sufficienza sul tema in questione.

Probabilmente saranno le nuove generazioni di docenti quelle che inizieranno ad apprezzare le potenzialità e gli usi pertinenti di questa comunità/piattaforma.
Come DFA, usiamo da anni educanet2 come piattaforma per il nostro insegnamento, lo apprezziamo e siamo disponibili ad ampliare il discorso didattico che emerge dall’uso di piattaforme tipo educanet2, partendo dal lato tecnico (i servizi e il loro funzionamento) per arrivare a quello pratico (”best-practices”), passando dalle riflessioni pedagogiche.

Riferimenti: sito educanet2 | brochure in .pdf

Do you remember?

insegnare logoraSulla “Regione” del 23 settembre 2009, Giorgio Mainini, già direttore di Scuola Media, scrive una lettera aperta dal titolo “Riapriamo il dibattito sulla scuola“.
Mainini sottolinea anche come le ICT possano modificare l’odierno modo ticinese di far scuola, migliorandolo e adattandolo alle attuali esigenze sociali, nonché venendo incontro alle competenze degli allievi -  “nativi digitali” – che usano massicciamente le ICT non ritrovandole che omeopaticamente nella scuola odierna, eccezioni a parte.
Mainini cita pure uno scritto (Nuove tecnologie informatiche nella scuola) del 2001 nel quale il sottoscritto ed altri autori cercavamo di perorare la causa dell’integrazione delle ICT (vedi). In questo  formulavamo proposte operative – disattese – e indicavamo delle proposte di inquadramento, di politica scolastica, pure disattese, almeno finora. Le ribadisco di seguito:

  • elaborazione di una precisa strategia cantonale, realistica ma vincolante, da un lato per la sperimentazione, dall’altro per l’aggiornamento di tutti gli operatori scolastici nella nuova didattica, con la relativa determinazione di spazi, contributi, scadenze, se necessario anche con l’adozione di misure (in positivo e in negativo) nei confronti di quadri (funzionari, esperti, direttori, consulenti, …) e docenti;
  • creazione di una struttura di formazione degli insegnanti e dei quadri, nella direzione volta a considerare l’uso delle ICT una chiave universale per la concezione di una scuola “ (…) che fornisca al ragazzo la capacità di orientarsi nel mondo in cui vive, per fare scelte personali ragionate; che gli insegni non migliaia di nozioni, ma la tecnica per imparare e assimilare quelle che davvero gli serviranno; che gli spieghi come si argomenta, come si progetta, come si pone una domanda sensata; che gli fornisca una maturità di pensiero tale da consentirgli di riconoscere il valore imprescindibile della tradizione storica, e lo ponga in relazione con la contemporaneità e con il contesto culturale e sociale; che gli dia una formazione scientifica certa e accettabile.” (Ignazio Contu);
  • imposizione dell’acquisto di apparecchiature equivalenti, da parte del Cantone, a tutti i Comuni per le SE, se del caso con adeguati sussidi, per ovviare al formarsi di una “scuola comunale” troppo dipendente dalle capacità finanziarie e dalle sensibilità dei Comuni.

Le proposte secondo me sono ancora attuali, benché da adattare, anche alla luce della scarsa valutazione ricevuta dalla scuola ticinese nell’ambito dell’integrazione delle ICT, vedi precedente post. Remember…

La scuola digitale – podcast

osservatoriorsi2Da circa una trentina d’anni i computer sono diventati strumenti  d’uso corrente, diffusi in tutti i contesti professionali e praticamente in tutte le case. Sono entrati anche  nelle scuole,  portando con sé un potenziale innovativo che influisce sullo scenario didattico tradizionale. Lentamente, in modo non uniforme, con resistenze e controindicazioni, la scuola sta cambiando in rotta verso il digitale con prospettive che potrebbero rivoluzionare modi, tempi e luoghi dell’insegnamento.
Antonio Vassalli, autore della trasmissione “L’osservatorio”.

A discutere su questo tema – all’interno delle offerte di questa trasmissione della RSI, RETE2 – si sono trovati Marco Beltrametti docente di tecnologie didattiche presso l’Alta Scuola Pedagogica di Locarno (autore di questo blog) e Paolo Ferri che insegna “Teorie e tecniche dei nuovi media” all’università di Milano Bicocca e autore di un saggio cui idealmente ci si riferisce nel titolo che è per l’appunto La scuola digitale, pubblicato da Bruno Mondadori (ISBN 978-88-424-2042-2).

La discussione ha permesso di fare il punto il punto sulla situazione in Ticino ma non solo, di  come, quanto e a che livello  l’informatica, i computers sono entrati nelle scuole e che tipo di problematiche didattiche ovvero di risposte di allievi e insegnanti hanno suscitato.

Ascolta/ scarica  il podcast (gentile concessione de L’osservatorio, RSI RETE DUE)

Internet agli esami?

Il Dipartimento dell’istruzione pubblica danese annuncia che – a partire dal 2011, una volta regolati i problemi di possibile  “imbroglio tecnologico” – gli studenti e le studentesse potranno avere accesso all’internet (web) durante l’esame di maturità. Il ragionamento alla base della proposta è semplice: se gli/le studenti/esse possono aver acceso al web durante lo studio casalingo, perché non permetterlo durante l’esame?
Questa proposta sta’ aprendo discussioni i cui estremi vanno dal permissivo (si testano i concetti e non la memorizzazione, gli strumenti di accesso al sapere non sono il sapere) alla chiusura (la scuola non è un’impresa, i costi di questa operazione sono alti).
Tuttavia, essa ha il pregio di abbozzare risposte alle domande generate dai cambiamenti nell’accesso all’informazione da parte dei “nativi digitali”. Queste domande sono ricorrenti e le risposte variano tra gli estremi sopra abbozzati.
Il Dipartimento dell’istruzione pubblica danese trancia il discorso facendo proprie le tesi del genetista François Taddei, direttore delle ricerche interdisciplinari nell’Université Paris 5 – Descartes. Taddei sostiene – nel rapporto “ Training creative and collaborative knowledge builders” , preparato per l’OCDE, Innovation Strategy -, che per migliorare la “performance” dei sistemi di educazione bisogna realizzare una riforma orientata al credo di Charles Darwin: “Le specie che sopravvivono non sono le più forti né le più intelligenti, ma quelle che si adattano meglio ai cambiamenti”.
Per Taddei, “…occorre formare dei creatori, degli studenti che configurino le occupazioni di domani, generino ricchezza e nuova conoscenza. Per questo scopo sono necessarie riforme pedagogiche che consentano ai “nativi digitali” di realizzare progetti originali, ripensando gli schemi classici dell’insegnamento superiore e motivandoli alla ricerca scientifica. Inoltre, a scuola bisogna imparare non dei saperi ma la ricerca dell’informazione con l’aiuto delle ICT, la critica, la sintesi e la produzione di conoscenze in rete. Il Web è un catalizzatore, che tutti devono apprendere a utilizzare a scuola, offre contenuti, ma mostra che il sapere si costruisce in modo collettivo e dinamico. Servono per ciò la motivazione individuale e la libertà di pensiero.” (vedi)
Concordo con queste visioni di Taddei e quindi benvenuta la proposta in questione. Proposta che andrà evidentemente seguita nel suo sviluppo e difesa in un contesto di scetticismo creato sia dall’attuale politica scolastica – non ancora pronta a questi cambiamenti (almeno alle nostre latitudini) – sia dalla maggioranza dei docenti, formata ancora da troppi insegnanti poco tecnologicizzati (vedi post).

Raccomandazioni della commissione ICT della SATW

La Commissione ICT dell’Accademia svizzera delle scienze tecniche (SATW) si è da sempre concentrata sulle sfide, le opportunità e i rischi correlati con la società dell’informazione. Essa ha concentrato i suoi lavori sugli ambiti della formazione e della salute.
Cooperando con altri partner (CDPE, ASP svizzere, associazioni d’insegnanti), il gruppo della SATW che opera nel campo della formazione, considera come importante e urgente promuovere una riflessione approfondita sul tema dell’integrazione (o inclusione) delle ICT nella formazione e nell’organizzazione scolastica. Questo soprattutto perché l’offensiva – terminata nel 2007 – “PPP scuole in rete” (vedi) ha dato luogo a poche indicazioni a livello federale – in particolare quelle della CDPE del marzo 2004 (scarica il doc in .pdf)  e marzo 2007 (scarica il doc in .pdf) – e a limitate esperienze a livello dei vari cantoni (vedi post inerente al Ticino).
Infatti, a differenza di altri ambiti (e-Governement o e-Health), nell’ambito formativo, obiettivi federali non sono stati fissati, lasciando ai Cantoni la libertà di azione.
Il gruppo formazione della SATW ha perciò deciso di continuare la condivisione del tema a livello intercantonale. In diverse sedute sono stati discussi i temi ritenuti importanti. Senza entrare nel dettaglio, si consiglia la lettura del rapporto (inglese, francese e tedesco) recentemente pubblicato che presenta le visioni degli esperti attorno ai temi seguenti:

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1. Élaboration et actualisation de concepts MITIC
2. Sensibilisation des enseignants et préparation à  leurs devoirs, à leur mission : Formations initiale  et continue : les défis dans le domaine MITIC, TIC et  médias, état de la situation et perspectives
3. Transferts de connaissances, droits d’auteur
4. Ressources et équipements professionnels : Modèle de travail collaboratif incluant technique, pédagogie et édition


Da queste discussioni sono scaturite 23 raccomandazioni, raccolte nello schema riportato di fianco (clic sullo schema per ingrandirlo).

Scarica il documento di riferimento della SATW da cui è tratto questo post.

ICT nella scuola: Ticino “appena sufficiente”

Per scattare un’immagine della situazione inerente all’integrazione delle ICT a livello di Cantoni, il CTIE (Centre suisse des technologies de l’information dans l’enseignement) ha effettuato un’inchiesta. Questa ha avuto fine nell’ottobre 2008 ed è stata pubblicata di recente (scarica il documento in .pdf, in francese).
Grazie a questo scritto è possibile conoscere lo stato delle misure (concetti ufficiali) e dei supporti (concetti pedagogici, piani di studio, competenze ICT, decisioni politiche) per quanto attiene all’integrazione delle ICT nei vari Cantoni.

Senza entrare nei dettagli – per questo si consiglia la lettura del documento -, è interessante notare che il Ticino – per quanto concerne la scuola obbligatoria – non emerge in modo brillante (eufemismo).
Infatti, sempre per quanto attiene alla scuola obbligatoria, dimostra di essersi impegnato solo negli ambiti delle misure politiche (documenti e/o progetti che dichiarano un riconoscimento politico al tema grazie a testi ufficiali, esistenti anche se datati, ndr) e in quello dei concetti pedagogici (insieme di riflessioni che descrivono i modi in cui le ICT possono essere integrate, datati anche in questo ambito, ndr).

Mancano invece dei riferimenti nei campi delle misure politiche (documenti che dichiarano un riconoscimento politico grazie a testi ufficiali o insiemi di misure), dei piani di studio (competenze che gli allievi devono acquisire a tappe durante il percorso scolastico, leggi “alfabetizzazione tecnologica”) e nei referenziali di competenze (inventario di competenze richieste per raggiungere gli obiettivi del piano di studio, meta-competenze tra saperi/saper-fare/tecnologie).

Il Ticino esce da questa analisi con una valutazione di “appena sufficiente“. Speriamo possa essere uno stimolo a migliorarsi. Vedremo…

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RomandTIc Journée intercantonale d’intégration des MITIC dans la pédagogie

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La Conferenza  dell’istruzione pubblica dei cantoni della Svizzera romanda e del Ticino (CIIP) organizza una “Giornata intercantonale d’integrazione delle ICT nella pedagogia“, a Losanna il mercoledì 6 maggio 2009 (vedi).
Questa giornata è coerente con le raccomandazioni delle CDPE  in materia d’integrazione delle ICT (doc “Recommandations relatives à la formation initiale et continue des enseignantes et enseignants de la scolarité obligatoire et du degré secondaire II dans le domaine des technologies de l’information et de la communication (ICT)“  del marzo 2004, consulta in .pdf).

Per il Ticino saranno presenti, come relatori, Marco Beltrametti (ASP), Filippo Gabaglio (SE) e Manuela Gerber, Remigio Tartini (SM).

Gli obiettivi della giornata sono:
- favorire l’introduzione delle ICT nelle classi;
- dare esempi concreti d’integrazione delle ICT riusciti (vedi esempio della giornata ASP del I aprile);
- favorire scambi tra rappresentanti ICT dei vari Cantoni coinvolti;
- mettersi all’ascolto dei docenti, notando le loro aspettative in materia;
- discutere dell’importanza delle ICT nel Piano di Studio Romando (PER).

Programma della giornata (.pdf) | iscrizione |

Esempi d’integrazione di strumenti/servizi ICT nella scuola

Integrare uno strumento informatico in un contesto formativo di classe significa mettere il computer al servizio della metodologia didattica per raggiungere, con qualità accresciuta, gli obiettivi previsti. Lo strumento o il servizio informatico si inseriscono nel processo didattico, passando in secondo piano per rapporto al compito che supportano, integrandosi. Infatti, lʼintegrazione delle ICT nella formazione ha come scopo la valorizzazione del compito da eseguire, usando lo strumento come mezzo e non come fine. Viene così a crearsi un plusvalore dato dalla tecnologia integrata.

Il movimento tendente a inserire le ICT nella formazione scolastica è in atto da circa 20 anni. Lʼinserimento avviene lentamente in quanto i processi dellʼinsegnare e dellʼapprendere sono complessi, a differenza, per esempio, di procedure produttive i cui flussi sono facilmente identificabili e programmabili.

Si possono identificare delle “buone pratiche” in cui le ICT sono integrate a livelli diversi: per il lavoro di programmazione del docente, come strumento didattico in classe, come mezzo comunicativo in una formazione oltre lʼaula oppure come artefatto cognitivo che permette didattiche fino a poco tempo fa impensabili.

L‘Alta Scuola Pedagogica organizza il 1 aprile 2009 una giornata in cui alcune di queste attività sono mostrate in workshop. Pur non essendo esaustivi rispetto a quanto realizzato nella formazione nel campo dellʼintegrazione delle ICT, questi workshop mettono in evidenza alcuni esempi a vari livelli e con diverse metodologie d’impiego.

Per dettagli e iscrizioni, partire da qui…

ITunes e l’insegnamento universitario

Negli ultimi due post si è discusso di apprendimento non formale collegato con il web2.0. Si è accennato alle possibilità di apprendere che si aprono grazie all’impiego di contenuti multimediali inerenti ad argomenti di vario genere. Si è discusso di come intersezionarli e valorizzarli in un ambito universitario, formale.

Ora, è di questi giorni la comunicazione che l’UNIL (Università di Losanna)  mette a disposizione su ITunes (piattaforma Apple Mac/pc) spezzoni multimediali con contenuti legati ai saperi che le varie facoltà dispensano. Questo servizio, già esistente su ITunes da mesi, si chiama ITunes U (U per Università) e permette di scaricare contenuti multimediali di vario genere. L’UNIL è la prima Università francofona europea ad approfittare di questa possibilità.

Questo rafforza la nostra ipotesi che afferma la necessità di aprire spazi di ricerca e di sviluppo in questo settore all’intersezione tra apprendimento/insegnamento formale e non-formale (vedi post).

Motivando la necessità del blog

Sei mesi or sono, iniziando il mio blog dal titolo “ICT tra formazione e apprendimento” (esterno all’ASP, vedi…), menzionavo l’intenzione di utilizzarlo “… come raccolta di temi e luogo di scambio tra il formatore (chi scrive) e gli studenti (futuri docenti) iscritti ai miei moduli“. Lo scopo principale consisteva nel testare se e come l’impiego del blog in campo formativo appariva utile.
L’uso del blog in questione veniva proposto nell’ambito ASP, prevalentemente collegato con un modulo offerto per la formazione pedagogica (vedi descrittivo in .pdf del modulo per il settore SMS).

In ambito formativo – ma non solo -, i blogs  permettono la diffusione di idee e concetti che, prestandosi al commento, ben si adeguano agli obiettivi di formazione socio-costruttivista e condivisa. In contesti di formazione di adulti iniziano ad essere impiegati a supporto dei momenti d’aula, in modo più interessante che non in piattaforme di e-learning, sistema recentemente in tendenza negativa per quanto concerne l’interesse e la soddisfazione degli utenti.

Ebbene, dopo 2 mesi di interazione e di sperimentazione, posso affermare che l’impiego è stato proficuo: un centinaio di commenti, alcuni dei quali interessanti e meritevoli di approfondimento che spero avverrà oltre questo blog.

Ho comunque deciso di approfondire e generalizzare l’uso del blog a scopo formativo, implementando questo servizio (blogsASP) all’interno del sito web dell’ASP.
Perciò, a partire dal mese di dicembre 2008, posterò i miei commenti in questo “nuovo” blog, anziché su quello esterno finora impiegato. Chiederò ai/lle docenti che hanno postato commenti ritenuti interessanti di ripostarli in alcuni post (scegliendone una per post al massimo), come memoria. I commenti sono comunque ancora consultabili sul “vecchio” blog.
In successivi post cercherò di dare elementi utili a comprendere l’opportunità formativa di un simile strumento.

L’integrazione delle ICT a scuola

Nell’ambito delle pubblicazioni inerenti a ricerche nel campo dell’integrazione delle MICT (Cleary, Akkari e Corti, 2008), si può evidenziare come agli enormi investimenti effettuati nel campo scolastico, corrisponda un limitato impiego delle tecnologie direttamente in classe, con gli allievi. Questo sia per quanto attiene al tasso di utilizzo dei computer delle scuole, sia per il modo in cui esse sono proposte a livello di classe.

Alcuni ricercatori (Cuban, Kirkpatrick e Beck, 2001) fanno notare che l’insegnamento resta soprattutto centrato sull’insegnante. I docenti usano le MICT per fare ciò facevano ancora prima dell’avvento dell’informatica: un insegnamento soprattutto centrato sulla figura e sull’agire del docente (Hennessy, Rutven e Brindley, 2005).

In sintesi, la difficoltà dell’integrazione è principalmente dovuta alla mancanza di possibilità (o motivazioni) da parte degli insegnanti nel modificare la loro didattica. L’aggravante risiede nel fatto che la maggioranza dei docenti – soprattutto quelli che hanno meno di 20 anni di servizio – impiega regolarmente i computer per la preparazione delle proprie lezioni e per la gestione amministrativa del proprio insegnamento.

Quali soluzioni adottare per superare l’”impasse”? Fitzallen (2005) ci ricorda che l’insegnamento è una professione che necessita di qualifiche di alto livello alle quali si devono aggiungere le MICT. A chi spetta la (ri)qualificazione dei docenti? Alle Alte scuole pedagogiche ma, soprattutto alla politica scolastica che deve chiedere a queste scuole terziarie di organizzare (ri)qualifiche, convinta che esse siano importanti. Un salto di paradigma da parte di chi, “decideur” con oltre 20 anni di esperienza, non vede le MICT con uno sguardo innovativo.

Per una politica cantonale in ambito ICT

Con la risoluzione 05.205 dell’8.7.2005 la Divisione della scuola dava mandato a una commissione -  composta da operatori della scuola dell’obbligo e da esperti esterni – di definire, in un quadro di riferimento coerente, le linee pedagogiche per l’integrazione delle ICT nelle scuole comunali (settore prescolastico e primario).
A tre anni dalla risoluzione, il gruppo proporrà a breve il suo rapporto all’autorità cantonale. Da questo rapporto si evince, in sintesi quanto segue:
- i computer sono attualmente poco utilizzati in classe, con gli allievi (vedi post su questa inchiesta);
- l’impiego auspicato dovrebbe rispondere a precise esigenze didattiche e/o formative;
- si consiglia di evitare l’uso di programmi didattici creati per la scuola quando rigidi e poco innovativi;
- si sconsiglia l’uso del computer impiegato per apprenderne il funzionamento;
- si apra uno spazio di riflessione sulla società in rete, sui nuovi servizi, le nuove identità e sensibilità, per evitare che l’esperienza della vita scolastica rimanga staccata da quella quotidiana degli allievi;
- si sia coscienti che usare le ICT in classe deve condurre anche all’attivazione di strategie educative con lo scopo di sensibilizzare e di responsabilizzare;
- visto che le ICT attivano strutture cognitive particolari, il docente deve esserne cosciente, così da sfruttarle in modo pedagogicamente pertinente.

“In sintesi, il ricorso a nuove ICT, per modalità e contenuti, deve essere funzionale all’attuazione di un sistema didattico complesso. Il mezzo, le attività e i programmi vanno quindi scelti consapevolmente come strumenti in funzione degli scopi delle diverse didattiche.”

Il rapporto, corredato da diversi spunti operativi (schede/itinerari), mette l’accento sulle potenzialità di queste tecnologie per il promuovimento del disabile e fornisce spunti e preoccupazioni all’intenzione dell’autorità politica. In particolare, gli estensori invitano il Dipartimento a definire una politica che delinei l’uso delle ICT nella scuola dell’obbligo, tenendo conto di quanto già si attiva a livello federale e vincolando a questa politica chi si occupa di formazione nella scuola dell’obbligo.

Estrapolato dal “Rapporto all’intenzione della Divisione della Scuola” del GRIF, novembre 2008

L’apprendimento e l’insegnamento con le ICT: aiuto od ostacolo?

I nuovi mezzi di comunicazione digitale (ciò che in questi post va sotto il cappello ICT) nel corso degli ultimi dieci anni sono diventati evidenti anche per la scuola a vari livelli. Oltre alla scrittura, lettura e aritmetica, nel 21esimo l’uso delle ICT sarà una quarta competenza da insegnare e assimilare. Le ICT stanno aprendo nuovi orizzonti alla scuola e all’educazione.

La discussione sull’intersezione tra istruzione e ICT si sta’ sviluppando sempre più. Inizialmente si era iniziato seguendo idee euforiche, ora ritenute utopistiche. Oggigiorno, si evidenzia un disincanto nei confronti di queste idee, anche perché risulta più facile preventivare costi e benefici dei nuovi media così come le conseguenze e gli effetti positivi e negativi. Quindi, si è maggiormente in chiaro sui vantaggi e gli svantaggi dei nuovi media come aiuto o ostacolo per l’apprendimento e l’insegnamento.

Dove si trova il valore reale dei nuovi media nei settori dell’istruzione e della scuola? Quando si opera con questi nuovi mezzi di comunicazione in materia di istruzione scolastica e universitaria, risulta produttivo e quando no? Quali mezzi di comunicazione saranno accolti dagli utenti e quali altri gli utenti richiederanno? I nuovi mezzi promuovono una nuova cultura dell’apprendimento? Essi saranno in grado di far emergere altre forme di conoscenza? Qual è l’impatto dei videogiochi sulla socializzazione, sull’apprendimento, sul comportamento sociale e le azioni dei bambini e degli adolescenti? Esiste la necessità di un codice etico, comprensivo dell’influenza e dei limiti dei nuovi media considerati?

A queste e ad altre domande si cercherà di rispondere durante una due giorni (21 e 22 gennaio 2009) all’ASP di Berna.
Tradotto dal tedesco. Per chi volesse saperne di più…
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Competenze ICT dei docenti

Come formatore che si occupa dell’integrazione delle ICT in ambito scolastico, analizzo regolarmente le competenze ICT tecniche dei futuri insegnanti, da 10 anni a questa parte. La mia ipotesi è che maggiore è la competenza tecnica del docente, più alta sarà la possibilità che questo, una volta nella scuola, integri le ICT nel suo insegnamento di classe.
L’ipotesi è da verificare anche perché la letteratura di ricerca afferma (dati fino al 2003) che non esistono legami particolarmente significativi. I giovani insegnanti, pur usando in modo significativo le ICT fuori dal contesto scolastico, le integrano poco in quello di classe. Riprenderò in seguito questo discorso.
In questo post mi preme osservare che sull’arco di questa decina d’anni le mie osservazioni hanno permesso di appurare che le competenze ICT dei nuovi insegnanti sono cresciute in modo esponenziale. Attualmente, chi affronta il percorso professionalizzante di docente, indipendentemente dal settore scolastico, ha competenze ICT notevoli.
In sintesi, ecco i dati di inizio anno accademico 2008/2009.
Tutti i futuri docenti che iniziano la formazione (SE/SM/SMS) possiedono un computer casalingo (100%); la maggior parte sa operare in modo più che sufficiente con almeno un sistema operativo e con gli applicativi ricorrenti (97%); l’allacciamento all’internet tramite banda larga è uno standard (90%). Quasi la metà fa ricorso regolarmente servizi del web2.0 (40%).
In altre parole, per quanto attiene all’integrazione delle ICT, le scuole di livello terziario, quale l’ASP, non devono oramai più offrire contenuti di tipo tecnico, bensì pedagogico e/o didattico, sia di didattica generale, sia disciplinare, per entrambi i settori della formazione di base/pedagogica e continua. Integrare cioè le ICT nella formazione terziaria.

Dalla multimedialità all'insegnamento

Ripetendomi, l’affermazione che il digitale sta rivoluzionando il nostro rapporto con i vari formati simbolici è assiomatica. Se in questo contesto si parla di immagine, si può affermare che la tecnologia digitale l’ha riportata a quel mondo artigianale di cui ha sempre fatto parte, permettendo una sua circolazione rapida e immediata. I professionisti non hanno più l’esclusiva della produzione. Questo ci fa credere di essere tutti dei fotografi e di avere accesso a ogni sorta di immagine (vedi Flickr come paradigma di questo nuovo modo di fotografare/condividere/cercare). Questo cambiamento è quindi una rivoluzione culturale nel nostro rapporto con l’immagine. Infatti, possiamo realizzarle, trasmetterle, vederle, modificarle molto più rapidamente di prima. Ma, nel momento in cui è possibile registrarne, altrettante ne vengono cancellate. Caujolleafferma correttamente che “L’idea stessa di memoria, fondata sulla fotografia come oggetto, sta cambiando radicalmente, insieme alla percezione del tempo e dei valori che le vengono attribuiti“.

Quali le ricadute in un contesto di formazione? Probabilmente poche nell’atto diretto dell’interscambio, in aula, tra docente e allievo. Molte nel contesto extra-scolastico, sempre più permeato di immagini, contesto che si riflette – essendo gli allievi odierni dei “nativi digitali – anche sulla formazione. La multimedialità quindi – ambito a cui l’immagine digitale appartiene – assume una connotazione sempre maggiore anche nel contesto formativo. Prova di questo è che sempre più congressi hanno come tema centrale la fruizione della multimedialità contestualizzata nell’ambito all’intersezione tra apprendimento, formazione e informazione. Uno su tutti è il congresso della SFEM che avrà luogo a fine novembre a Berna col tema “Open Educational Resources (OER): libre accès aux médias de la formation et qualité. È appunto grazie a questa rivoluzione digitale che le questi temi emergono. Per cui, dare risposte pertinenti e linee di condotta, risulta importante per chi insegna e chi decide (i politici). Quest’ultimo insieme di persone mi sembra comunque poco interessato al tema, almeno alle nostre latitudini.
flickr

“Alleingang” in ambito d’integrazione delle iCT?

Martedì 9 settembre ha avuto luogo a Berna il tradizionale appuntamento organizzato dal CTIE. Il tema era “Strategie in ambito ICT. Il programma prevedeva incontri plenari e workshops su temi che spaziavano dagli aspetti macro (politici) a quelli didattici (ICT in classe). I relatori erano responsabili ICT, direttori, politici e insegnanti. I partecipanti erano circa 200, provenienti da ambiti diversi, tutti comunque con il comune denominatore della formazione intersezionata con le ICT.
I vari ordini scolastici di tutti i Cantoni erano rappresentati, tranne il Ticino, presente unicamente con il sottoscritto in rappresentanza dell’ASP e in vece di relatore (Tema proposto “Politique TIC des HEP: quelle direction?”).
Se “Il buongiorno si vede dal mattino”, questo potrebbe significare che l’interesse per l’integrazione delle ICT nella scuola ticinese è scemato, oppure che si pensa che i Ticinesi possano fare a meno di conoscere le strategie degli altri Cantoni, le “best-practices” e ignorare contatti e confronto. Un “Alleingang” dunque. Non posso affermare che questo sia voluto, ma questa è l’impressione che i presenti hanno ricavato.
Vorrei comunque tranquillizzare. L’ASP è sempre interessata al tema dell’integrazione delle ICT ed ha una sua strategia che persegue, trasparente e in sintonia con le istanze federali che lo sostengono (CTIE, COHEP, CDPE). L’ ”Alleingang” non è una soluzione ma un problema. Spero che anche i responsabili ICT cantonali siano d’accordo.
83143-83144-1-webbild_programm @foto CTIE