La grammatica è…

Maggio 3, 2009 – 12:17 am

…una canzone dolce, come recita il titolo di un noto libro di Erik Orsenna. Ed è proprio da questo libro che vorrei partire per una breve riflessione sulla scelta dei testi sui quali lavorare in classe, un tema che affronteremo nel nostro ultimo incontro dell’anno, a giugno, ma che vale la pena di introdurre già sin d’ora.

Il libro di Orsenna è un bell’esempio di come si può abbinare una storia divertente e coinvolgente alla proposta (più o meno implicita) di efficaci strategie didattiche, infarcendo il tutto di una sottile ma decisa critica verso l’insegnamento tradizionale della grammatica.

Illuminanti, in questo senso, sono le pagine nelle quali l’autore descrive gli “aggiornamenti pedagogici” ai quali sono sottoposti i docenti che nel loro mestiere hanno dimostrato di non sottostare alle indicazioni provenienti dall’alto: vere e proprie sedute forzate, durante le quali “gendarmi dell’aggiornamento” (pseudo-formatori ben diversi da noi) impartiscono lezioni meramente frontali e somministrano definizioni a iosa, cercando di riportare i malcapitati sulla retta via (potremmo chiosare: ecco come non si deve impostare un corso di aggiornamento).

Per contro, come scrivevo poco sopra, il fantastico mondo delle parole nel quale sono finiti i due protagonisti dopo il naufragio che li aveva lasciati letteralmente senza parole (senza linguaggio). In particolare, Il percorso che Giovanna intraprende sull’isola è denso di spunti didattici sui quali vale la pena di riflettere: attraverso la conoscenza diretta (per esperienza, non per memorizzazione di definizioni o regole) delle categorie grammaticali  piano piano la ragazzina riacquista l’uso del linguaggio e, con esso, l’amore per le parole.

A titolo di esempio, cito il capitolo sull’analisi logica che, senza far ricorso alla cascata di complementi prevista dalla grammatica tradizionale, suggerisce un modo per avvicinare i bambini alla riflessione logica a partire dalla frase semplice, complicando via via le cose. In breve, l’episodio è il seguente: Giovanna pesca due parole dalla voliera  dei nomi (tuberosa e diplodoco), poi pesca un verbo (sgranocchiare) dal formicaio dei verbi; poi pesca due articoli dal distributore degli articoli (la e il); dispone i tre elementi in sequenza (La tuberosa sgranocchiare il diplodoco); dopodiché (e dopo un suggerimento sull’ordine delle parole nella frase appena abbozzata) inserisce il foglio con i tre elementi negli orologi dei tempi verbali, che sistemano definitivamente la frase, dandole un senso compiuto: il diplodoco sgranocchia la tuberosa.

Con un po’ di fantasia (sorretta da una buona conoscenza dell’analisi logica), è facile ipotizzare un’attività didattica simile, da proporre a bambini del II ciclo SE, prestando però attenzione a un particolare non irrilevante: se consideriamo l’analisi logica secondo la pista valenziale, il primo elemento a dover essere pescato dovrebbe essere il verbo, non i sostantivi, perché è proprio il verbo che ci dice di quanti elementi (di quanti nomi) ha bisogno per creare una frase minima. Se pesco il verbo “preparare”, ad esempio, so che dovrò avere due nomi per comporre una frase completa (”la nonna” e “la torta”); è il verbo inoltre che mi fa capire senza possibilità di errore qual è il soggetto della frase.

Mi scuso per essere stato estremamente sintetico (il discorso sull’analisi logica secondo la pista valenziale merita di essere ripreso nel nostro corso, quaest’anno o – per chi lo vorrà – l’anno prossimo), ma mi premeva proporvi questo spunto di riflessione, che ora traduco con un “compito”: se conoscete il libro di Orsenna (e, se non lo conoscete, leggetelo: è breve e si legge con lo stesso piacere con il quale si beve un bicchier d’acqua fresca in una calda giornata di sole), provate a individuare almeno uno spunto didattico che si potrebbe proporre (modificandolo e adattandolo al contesto) nelle vostre classi. Presentatelo poi succintamente come commento a questo articolo.

Buona lettura e buone riflessioni!

  1. 15 Responses to “La grammatica è…”

  2. L’anno scorso ho utilizzato proprio il libro “La grammatica è una canzone dolce” come filo conduttore per svolgere attività di grammatica in quinta elementare. Ho iniziato leggendo il primo capitolo del libro, senza dir loro il titolo, e assieme abbiamo immaginato e disegnato i due ragazzi, Giovanna e Tommaso, abbiamo discusso sulle “cure pedagogiche” citate nel testo e cercato di capire cosa significa “essere un buon maestro”. Abbiamo anche ipotizzato il loro viaggio in mare. Nel secondo e terzo capitolo si descrive la tempesta, che porterà poi al naufragio dei protagonisti, e quindi c’è stata ancora una discussione sul contenuto, su cosa sarebbe successo,…
    A questo punto ho mostrato loro il libro, hanno letto il titolo e sono rimasti alquanto stupiti e formulato una serie di ipotesi su cosa potesse c’entrare la grammatica con un naufragio. I ragazzi hanno poi ricevuto un fascicolo con il resto del libro trascritto (con alcuni tagli) e diviso in capitoli.
    Così è iniziato il mio “itinerario”. Ho proposto ai ragazzi tutte le attività che venivano raccontate nel libro:
    - ricerca di rime e scrittura di brevi canzoni (una è poi stata musicata dalla docente di educazione musicale)
    - la ricerca etimologica del significato di alcune parole
    - l’apertura a casaccio del vocabolario per “scoprire” parole nuove
    In questa prima fase l’obiettivo era far capire agli allievi la ricchezza della lingua italiana e la bellezza delle parole. Devo dire che questo lavoro è servito e ho visto, nella maggior parte di loro, un miglioramento lessicale e una ricerca nella stesura dei testi.
    Il libro comincia poi a presentare i nomi, gli aggettivi,… Dopo la lettura del testo,
    approfondivamo quanto trattato cercando di definire meglio, portare degli esempi e fare degli esercizi preparati ad hoc.
    Arrivati al capitolo che descriveva la fabbrica, ho proposto esattamente l’esercizio come spiegato da Simone e mi sono accorta che non era evidente. Ho preparato proprio dei distributori contenenti le parole, loro dovevano pescarle e poi fare il “lavoro degli orologi” e formare delle frasi di senso compiuto. Discutendone con mia sorella, che insegna italiano alle medie, sono arrivata al correttivo citato da Simone: partendo dal contenitore verbo è più facile capire da quale contenitore pescare per riuscire a formare una frase.
    La mia idea iniziale era di lasciare questi contenitori per un po’… sono rimasti fino alla fine dell’anno e quando avevano un attimo di tempo spontaneamente andavano a “giocare” con le parole. Quando scoprivano una parola nuova o insolita la scrivevano su un bigliettino e la mettevano nel contenitore. Alcuni facevano a gara a comporre frasi lunghe utilizzando il maggior numero di cartellini.
    E’ stato un lavoro decisamente interessante che a mio modo di vedere ha dato i suoi frutti. Inoltre non ho mai avuto una classe che mi chiedesse “quando facciamo grammatica?” con tanto entusiasmo.

    By Anna Zaninelli on Mag 6, 2009

  3. Grazie Anna per il tempestivo commento. E grazie anche per averci dato conferma della validità del correttivo da me suggerito: è un bell’esempio di legame tra teoria e pratica. La mia proposta è infatti nata proprio dalla conoscenza della teoria valenziale, che si fonda sulla centralità del verbo, e l’esperienza pratica che tu hai descritto l’ha per così dire suffragata.

    By Simone Fornara on Mag 6, 2009

  4. Caro Simone,
    in effetti mia sorella per spiegarmi il suggerimento mi ha illustrato questa teoria valenziale, di cui io non avevo mai sentito parlare prima. Questo a conferma dell’importanza della teoria per riuscire a trovare correttivi alla pratica. E’ proprio per questo motivo che il corso, così come strutturato, mi piace. I suggerimenti e le proposte pratiche sono sempre utili, ma è più interessante e chiaro quando sono sorrette da un momento di teoria.

    By Anna Zaninelli on Mag 7, 2009

  5. Cara Anna, allora direi di mettere in agenda, per l’anno prossimo, un approfondimento mirato sulla pista valenziale per l’avvio all’analisi logica alla SE. Si tratta di un approccio davvero molto interessante, che apre a prospettive didattiche assai promettenti e nuove.

    By Simone Fornara on Mag 7, 2009

  6. Mi inserisco nella discussione sulla grammatica per segnalare come a volte si possa fare grammatica anche … fuori dai banchi! Date un’occhiata alla foto che trovate all’indirizzo http://www.ildueblog.it/public/2009/05/lorgoglio.jpg
    Ci sarebbero anche molte altre osservazioni da fare a partire da questa fotografia ma mi limito a citare un verso di una canzone (per restare in tema con il post) di Cristiano De André “si legge e si scrive su tutti i muri: tempi duri!”

    By Francesca Antonini on Giu 1, 2009

  7. “La forma, lo stile, la scelta delle parole e dei tempi verbali, il valore della grammatica come resistenza ostinata e persistente contro l’entropia che fa degradare l’universo verso la disarticolazione del caos senza regole: dove erano nati in me quei pensieri, in quale luogo, in compagnia di chi e con quale interlocutore?” comincio con questa citazione di Eugenio Scalfari, tolta da Repubblica (21 novembre 2001).
    A prima vista sembra che, la presa di posizione del giornalista riguardo all’uso della grammatica come argine verso il degrado non solo linguistico, sia oltremodo eccessiva, anche se, nella seconda parte dello stralcio, rivolge con maggiore forza il suo pensiero verso la determinazione della genesi e l’implementazione di questo suo modo di essere.
    La citazione mi aiuta a impostare l’intervento, iniziando proprio dalle quattro domande che Scalfari si pone e alle quali cerco di rispondere in modo molto succinto.
    Dove erano nati in me quei pensieri?
    Questo è sicuramente il quesito più controverso perché mette, come al solito, a confronto innatismo e empirismo, due teorie che continuano ad avere i propri convinti sostenitori. Quando mi guardo in giro e vedo tante persone con tratti somatici così diversi tra loro, mi convinco sempre più che anche le combinazioni a livello mentale qualche differenza la devono pur avere.
    In quale luogo sono nati quei pensieri?
    Ripensando ai miei primi anni trovo difficile riportare alla luce quei posti che hanno sollecitato la mia curiosità, quel bisogno di sapere che cosa c’è dietro la montagna. Un tassello però riesco a isolarlo con assoluta certezza: l’amore per i libri e per la lettura.
    In compagnia di chi sono nati quei pensieri?
    L’esistenza ci mette in relazione con persone ricche di interessi svariati. Quando giocavo a calcio difficilmente parlavo di grammatica, anche se nelle compagini nelle quali ho militato i maestri non mancavano. Anche in questo caso mi limito a esporre una componente che, secondo il mio parere, ha contribuito a far di me quello che sono: l’esperienza sessantottina vissuta in un periodo essenziale della mia formazione.
    Con quale interlocutore sono nati questi pensieri?
    Gli interlocutori sono stati tantissimi: maestri, professori, scrittori, colleghi, ma l’interlocutore più esigente, più pignolo e sempre presente, sono stato io medesimo.
    Premesso che la visione del valore della grammatica fotografata da Eugenio Scalfari, mi sembra interessante e accettabile da alcune angolazioni, ora è giunto il momento di esplicitare la mia opinione.
    La grammatica è, nell’ambito della scuola elementare, un primo approccio alla scoperta delle molteplici disposizioni (il termine “disposizioni” è usato coscientemente nella totalità delle sue accezioni) che aiutano a codificare e trasmettere in modo adeguato il pensiero. Le varie esercitazioni che l’insegnante propone, devono essere volte a rendere l’allievo più attento nelle sue scelte e ad aiutarlo nell’ampliamento del lessico, nel vedere in uno scritto, proprio e altrui, non solamente la componente riguardante il senso del testo, ma pure osservarne la presentazione “morfologico/formale”* nelle sue svariate peculiarità. Secondo il mio punto di vista, sta qui il nostro lavoro, in quella buona fusione tra il rispetto dell’individualità e il rispetto della lingua, che accompagna e aiuta senza inibire chi si trova spesso davanti la pagina sulla quale stendere le proprie parole.
    E a quest’ultimo riguardo termino con un piccolo stralcio dal racconto I mnemagoghi di Primo Levi.
    “-Questo mi sembrerebbe odore di caserma -. Montesanto odorò a sua volta. – Non esattamente, – rispose, – o almeno, non così per me. È l’odore delle aule delle scuole elementari; anzi, della mia aula della mia scuola. [...] Conservo pure la fotografia dei miei trentasette compagni di scuola di prima elementare, ma l’odore di questa boccetta è enormemente più pronto a richiamarmi alla mente le ore interminabili di tedio sul sillabario; il particolare stato d’animo dei bambini (di me bambino!) nell’attesa terrificante della prima prova di dettato. Quando lo odoro (non ora: occorre naturalmente un certo grado di raccoglimento), quando lo odoro, dunque, mi si smuovono i visceri come quando a sette anni aspettavo di essere interrogato.”

    * intendo morfologico nell’accezione di parte specifica della grammatica e formale in riferimento a quello che ci suggerisce la vista davanti allo scritto … è una poesia, è una pagina del vocabolario, … via via fino a certe creazioni di Umberto Eco (Povero Pinocchio) e degli scrittori dell’Oulipo.

    By Francesco Giudici on Giu 5, 2009

  8. Il mio commento sarà succinto e poco interessante. D ‘altronde non conosco né il libro do Orsenna, né la pista valenziale! Nel mio piccolo ho utilizzato la strategia di avere le scatole in cui erano inserite le principali parti del discorso: articoli, nomi, verbi, aggettivi,complementi…
    Vi ho giocato coi bambini e mi servivano per evidenziare quanto stavamo approfondendo in un determinato momento. Effettivamente l ‘attività è piaciuta sia ai bambini, sia a me. Prova ne è che il gioco lo facevano pure tra loro. Dopo la lettura del libro saprò fornire riflessioni più interessanti di questo brevissimo commento .

    By Gianni Gregorio on Giu 14, 2009

  9. Il Libro di Orsenna prima ancora di avvicinare i miei ragazzi alla grammatica é stato un po’ una rivelazione per me stesso come insegnante. Ho sempre cercato di trovare delle piste alternative che potessero rendere meno ostica la pillola della grammatica. Vuoi coi treni frase (costruzione a partire cmq. sempre dal motore (verbo) e dal macchinista (sostantivo)…pur non conoscendo la pista valenziale citata sopra), vuoi con strategie o sussidi didattici alternativi…..
    L’ho sperimentato ricordo con una bi-classe di quarta-quinta ed il tragitto a sommi capi rispecchia la traccia proposta anche da Anna. La cosa che ricordo con piacere é soprattutto l’abbinamento lettura-grammatica, i ragazzi aspettavano solo il momento della storia di Giovanna e Tommaso, era sì l’attesa del prosequio dell’avventura ad incuriosirli ma allo stesso modo per me era una nuova possibilità di proporre grammatica che scaturisse da qualcosa di realmente vissuto dai bni. Non ho certo impiegato solo una settimana come aveva promesso il Sign. Enrico , ma l’impressione é per quei ragazzi, almeno nel corso di quell’anno, la grammatica sia stata davvero…una canzone dolce!…

    By Epi Pedrazzi on Giu 20, 2009

  10. Ho letto il libro “La grammatica è una canzone dolce” ; è una lettura simpatica e divertente. Le attività che suggerisce sono accattivanti ed è mia intenzione provare ad attuarle durante il prossimo anno scolastico. Si prestano bene anche per dei lavori a gruppi perché è possibile dare ad ognuno un ruolo diverso e complementare (prendendo vagamente spunto dai gruppi di Meirieu).
    Credo invece che non leggerò il libro ai bambini; probabilmente qualche stralcio, ma niente più. Oppure potrei cambiare idea, a dipendenza di ciò che si dirà durante il nostro prossimo incontro.
    In questi giorni ho pensato che forse potrebbe essere una cosa utile elaborare, durante il nostro corso, un programma annuale per tutte le classi elementari. Una cosa non rigida (ognuno dovrebbe adattarla a sé), ma completa. E’ solo un pensiero che metto sul tavolo, da discutere.

    By Ivana Mora Gianoli on Giu 20, 2009

  11. Ho riletto con piacere il libro e cercherò ora di spiegare una piccola attività che si potrebbe proporre in classe.
    L’attività è legata all’arricchimento lessicale e prende spunto dalla “nominatrice” che come lavoro ha il compito di ridare vita alle parole rare.

    Spesso, quando leggiamo alla classe o anche in altri momenti, si incontrano parole che i nostri allievi non conoscono, parole di cui credono di conoscere il significato oppure parole che solo attraverso il contesto riescono a capire. In questi casi si cerca di chiedere a qualche altro bambino di spiegare cosa significa quella parola o diamo noi stessi una spiegazione.
    Diamo quindi una spiegazione a voce, una spiegazione che aiuta a capire la parola in quella frase.
    Per poter dare un peso maggiore affinché qualche parola rimanga nella memoria dei bambini proporrei “Un tesoro di parole”.

    Nel contenitore di questo tesoro (un grosso baule) verranno sistemate delle scatole
    ( di solito mi reco in un negozio di scarpe per trovarle della stessa grandezza e le decoro assieme agli allievi in una lezione di attività creative). Una scatola per ogni lettera dell’alfabeto se desideriamo dare al nostro baule una struttura di vocabolario, oppure, si può decidere di suddividere le parole in tribù ( come il libro di Orsenna invita a fare).
    La proposta come funziona? Quando incontreremo una parola “difficile” la faremo scrivere su un quaderno ad un bambino incaricato di registrare queste parole e in un secondo tempo andremo a cercare il significato e se possibile anche dei sinonimi. Prepareremo poi la scheda della parola con il significato, qualche sinonimo ed eventualmente un’immagine. Le schede con le parole verranno poi sistemate nelle scatole che si trovano nel grosso baule.
    Il nostro baule sarà un nostro vocabolario e le parole saranno il tesoro.
    Uno strumento che potremo usare, uno strumento con cui gli allievi potranno giocare in alcuni momenti della loro giornata, uno strumento che permetterà anche di far capire come è costruito un vocabolario e il senso che ha questo importante e speciale libro.

    By Riccardo Marioni on Giu 20, 2009

  12. come per Gianni non conosco né il libro né la pista valenziale, tuttavia ecco la mia breve riflessione sulla grammatica:

    La grammatica è

    La grammatica è globale, è regolare, è amara, è mutevole, è maniacale, è antica, è teorica, è impossibile, è contraria alla gioventù, ma tutto sommato è amabile.
    Trovandomi davanti alla pagina bianca e essendomi imposto di dover scrivere questa breve riflessione sulla grammatica ho pensato bene di iniziare gettando quel “sassolino” grammatica nel mio stagno, così da osservarne il comportamento delle onde prodotte.
    Partendo dal presupposto che è essenziale conoscere le regole grammaticali per poterle trasgredire, sono dell’opinione che oggigiorno le stesse vengano trasgredite perché non conosciute, o meglio come scriveva De Benedetti “bisogna prendere atto che qualcosa sta cambiando, che certi italiani scritti – sms, posta elettronica, blog, forum, chat,eccetterea – non sono più assimilabili a degli scritti-scritti, ma sono diventati traduzioni simultanee del parlato, di cui hanno conservato l’immediatezza, la spontaneità, la velocità di esecuzione e , inevitabilmente la trascuratezza.” {De Benedetti (A.), Val più la pratica, Editori Laterza, 2009,Pag.151} Non sono forse queste ultime tre parole, immediatezza, spontaneità, velocità d’esecuzione, che caratterizzano la nostra società e i suoi bisogni? Quando si modifica un cambiamento, non è forse per rispondere a dei bisogni concreti della società? Purtroppo gli usi e le consuetudini portano a normalizzare l’errore e a ritrovarlo anche nei dizionari più illustri, basti pensare alle parole straniere introdotte e ormai accettate dalla nostra lingua o agli sms scritti da ragazzi ancora in tenera età, ai quali forse non è ancora stato insegnato l’utilizzo della penna, ma che egregiamente si destreggiano all’interno della foresta informatica e che ben conoscono le regole dettate dai gestori di telefonia, i quali impongono limiti di parole per gli sms; e allora i nostri boys si ingegnano e inseriscono la x al posto del per, pur di risparmiare due importantisssssssimi caratteri. Allora ecco la nostra grammatica , quella normativa, che tanta fatica ha prodotto per entrare nelle nostre teste e in quelle dei nostri allievi, quella che forse solo pochi hanno saputo apprezzare dai banchi di scuola, subire dei cambiamenti profondi, come la roccia più dura che viene scolpita dal flusso dell’acqua , un po’ come l’onda prodotta dal sassolino va a modificare il profilo dello stagno.
    Noi , che siamo seduti sul bordo ad osservare le meraviglie della natura, non possiamo far altro che amare questo mondo denso di scombussolamenti, avvicinando i ragazzi ad un’osservazione acuta di quanto sta succedendo.

    By Edy Zellweger on Giu 20, 2009

  13. Premetto che sono ritornata ad insegnare italiano (in una prima elementare) dopo oltre venti anni dedicati in particolar modo all’insegnamento della matematica e che quindi non posso dare alcun contributo di esperienze svolte con i bambini in rapporto alla grammatica o in generale all’italiano.
    Per me il tuffo nell’italiano è paragonabile al naufragio di Giovanna e Tommaso; ho affrontato tempeste, burrasche ma ho anche incontrato dolci onde che mi hanno accompagnata a riva.
    Rileggendo il libro di Erik Orsenna l’ho “visto” con altri occhi. Ho colto sfumature che alla prima lettura mi erano sfuggite, momenti e attività che non avrei mai pensato che un giorno mi avrebbero incuriosita al punto di volerli provare di persona. Mi riferisco in particolar modo ai suggerimenti su come presentare la grammatica ai bambini in modo non rigido e arido come spesso eravamo abituati a vedere e magari a fare.
    Leggendo i commenti dei colleghi sulle loro esperienze fatte in classe e ripensando a tutti i momenti di scambio che abbiamo avuto durante i nostri incontri sono sicura che se in futuro avrò la possibilità di continuare ad insegnare italiano e passare al secondo ciclo, il mio approccio con la grammatica, come me lo immagino ora, dovrà essere dolce come una canzone cantata da tutti i bambini.
    Ringrazio chi mi ha dato tanti spunti e penso che il prossimo anno scolastico, se come spero potrò insegnare italiano in seconda elementare, mi piacerebbe iniziare il nuovo viaggio con un baule pieno di sacchi vuoti. Il tesoro lo troveremo noi, i miei allievi ed io, nel mare delle parole: parole dolci, dure, cattive, belle…….
    Le idee nascono parlando, a noi condividerle e farne tesoro!
    Gli stimoli e l’entusiasmo nati in me grazie al corso che ho seguito, ai formatori che sicuramente non indossavano “le uniformi di gendarmi formatori” ed in particolare ai colleghi con le loro esperienze, mi saranno d’aiuto per intraprendere una nuova navigazione.

    By Patrizia Castelli on Giu 20, 2009

  14. La lettura del libro é stata veramente una canzone dolce. Mi sono ritrovata a passeggiare sull’isola con curiosità e divertimento.
    Con i bambini nella fase di esercitazione, adotto il sistema delle scatole suddivise in categorie oppure il gioco della bomba. Il primo ha diverse modalità di utilizzo. inizialmente c’è la creazione e il riempimento, poi si possono estrarre a caso e sistemare in modo corretto nei coperchi, … Il secondo consiste nel far passare un oggetto cioè la bomba che una volta caricato esploderà. Prima scegliamo dei cartellini che ci daranno la traccia da seguire (per questo giro valgono i nomi maschili, singolari, primitivi) oppure specifichiamo un ambiente (in questo caso possono valere le azioni che si compiono oppure le qualità), … Una volta accesa la bomba, i bambini se la passano velocemente e quando questa scoppia si fa una penitenza. Per quest’ultima io adotto il sistema della giustificazione ( “Sei arrivato in ritardo perché ti sei fermato a scambiare delle figurine, ma non puoi confessarmelo. Inventa una giustificazione”).
    Con questi sistemi ripetiamo divertendoci e costato come diventino sempre più abili e il loro vocabolario si arricchisca. Sono però stupita di come pochi bambini li utilizzino in seguito nei loro racconti sia orali sia scritti.

    By antonella on Giu 20, 2009

  15. “ la grammatica è una canzone dolce” l’avevo letto qualche tempo addietro ma non avevo saputo o voluto utilizzarlo nel lavoro scolastico. L’ho riletto con un occhio e forse un orecchio diverso, mi ha ispirato una miriade di sentimenti e nella mia mente ha tracciato piste didattiche che stanno prendendo forma…

    Comincio col riprendere due passaggi che mi hanno colpita.

    Da pag. 63 :
    “A essere sincera io che detesto rifare la mia stanza , avrei volentieri messo un po’ d’ordine nella mia testa. Le parole si erano rintanate dappertutto, sotto i miei capelli, dietro la mia fronte, dietro i miei occhi. Le sentivo ammucchiarsi a casaccio in tutti i cantucci del mio cranio…”
    “Vedete, le parole sono come le note. Non basta metterle insieme. Senza regole niente armonia. Niente musica. Soltanto rumori. La musica ha bisogno di solfeggio, così come la parola ha bisogno di grammatica. …”

    Dunque in pratica giocherei con i bambini a fare disordine per poi sentire il bisogno di riordinare.
    Prenderei delle frasi, frasi di tutti i giorni, frasi tolte dalle loro redazioni, da poesie lette, da articoli di giornale, dalla realtà e poi via libera al taglio !!!
    GIOCHIAMO A: – riordinare le parole per formare frasi in quanti modi diversi possibili
    - mescolare parole di diverse frasi
    - combinare per formare frasi impossibili, frasi matte, frasi che non si reggono in piedi da sole, frasi malate

    eventualmente si potrebbe provare a tagliare tutto un breve testo e giocare a ricomporre un qualsiasi testo di senso (attività sicuramente motivante e accattivante se fatta a piccolo gruppo)
    saranno possibili diverse soluzioni quindi comparare e discutere sui prodotti ottenuti.

    RIORDINARE creando qualcosa di diverso, nuovo, inedito … ecco la magìa!
    Le parole nascondono in sè tutto un mondo che bisogna saper evocare.
    La mia idea si aggancia al lavoro di Leda Poli che fa brillare le parole, facendo loro acquistare nuova vita. Le parole prendono forma e danno vita a immagini, pensieri, mondi sommersi ma …

    IN ARIA LE PAROLE SONO INSTABILI

    “ Le mie parole, acchiappate con tanta fatica, le tenevo ancora per le ali, non volevo lasciarle, temevo che scappassero …
    “Fidati della carta, Giovanna. Alle parole piace la carta, come a noi la sabbia della spiaggia o le lenzuola del letto. Non appena toccano una pagina, si mettono tranquille, fanno le fusa, diventano docili come agnellini; prova e vedrai. Non c’è spettacolo più bello di una serie di parole su un foglio.” Pag 112

    Quindi bisogna mettere su carta tutto ciò che si crea mano a mano che viene costruito.

    Evoca – aggiungi – aggancia – scrivi – taglia – sposta e … si ricomincia da capo finchè certe regole della morfologia , della sintassi e della grammatica non prendono forma .

    By Leo Heidi on Giu 21, 2009

  16. Ho comprato il libro sabato, l’ho letto tutto d’un fiato anche se non mi ha convinto.
    Forse dovrei rileggerlo con più calma ma l’ho trovato altalenante, a volte profondo ed intelligente, a volte superficiale; qui una battuta piccante, là messaggi infantili.
    Le idee didattiche che possono essere riprese, sono simili a quelle che qualcuno qui sopra ha avuto senza leggere il libro.
    Sembra un libro costruito sul modello dei “viaggi di giac” e sull’onda de “il mago dei numeri” e de “il mondo di Sofia” per cercare di spiegare o far piacere la grammatica (un campo non ancora trattato da questo genere di libri), un libro che rimane però, secondo me, un po’ superficiale e poco coinvolgente ed emozionante.

    Sparatemi pure… sono abituato :P

    By andrea panizza on Giu 21, 2009

Post a Comment

*
To prove you're a person (not a spam script), type the security word shown in the picture.
Anti-spam image