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Piuttosto che individuare un libro che ha marcato la mia infanzia, è più agevole indicare il genere di libri che mi ha accompagnato in questo periodo della vita; si tratta dei libri di avventura. Da Pinocchio di Carlo Collodi ai libri di Emilio Salgari (con i diversi volumi che appartengono al ciclo dei Pirati della Malesia, con personaggi e ambientazioni indimenticabili quali Sandokan e la Malesia). Altri pilastri di questo genere sono Robinson Crusoe di Daniel Defoe e L’isola del tesoro di Stevenson (che nei giorni di agosto di calma piatta giornalistica è viene regolarmente ripubblicato a puntate su un quotidiano ticinese!). Antonio Faeti, professore ordinario di letteratura per l’infanzia dell’Università di Bologna, in un suo storico saggio I diamanti in cantina. Come leggere la letteratura per ragazzi (1995) dice, a proposito dell’Avventura.

L’Avventura potrebbe essere fatta dalla stessa sostanza delle stagioni: deve, come loro, moltissimo alla nostra capacità di percepire, di rammentare, di vivere le emozioni, di collegarci ai fatti. (p. 312)

Credo che il valore aggiunto di questo genere di libri per l’infanzia consista principalmente nel richiedere al lettore un coinvolgimento attivo per costruire questa connessione tra il proprio mondo (anche interno), le proprie esperienze (di vita ma anche letterarie) e un mondo frutto della fantasia e dell’estro di un’altra persona che viene espresso attraverso la scrittura.

Ora a voi: cosa pensate di questa riflessione sul genere avventuroso nei libri per l’infanzia? Quali sono le vostre esperienze con questo genere?