Libri che marcano l’infanzia
classici, letteratura per l'infanzia Tagged avventura, Collodi, Defoe, Faeti, infanzia, L'isola del tesoro, Pinocchio, Robinson Crusoe, Salgari Marzo 14th, 2009

Piuttosto che individuare un libro che ha marcato la mia infanzia, è più agevole indicare il genere di libri che mi ha accompagnato in questo periodo della vita; si tratta dei libri di avventura. Da Pinocchio di Carlo Collodi ai libri di Emilio Salgari (con i diversi volumi che appartengono al ciclo dei Pirati della Malesia, con personaggi e ambientazioni indimenticabili quali Sandokan e la Malesia). Altri pilastri di questo genere sono Robinson Crusoe di Daniel Defoe e L’isola del tesoro di Stevenson (che nei giorni di agosto di calma piatta giornalistica è viene regolarmente ripubblicato a puntate su un quotidiano ticinese!). Antonio Faeti, professore ordinario di letteratura per l’infanzia dell’Università di Bologna, in un suo storico saggio I diamanti in cantina. Come leggere la letteratura per ragazzi (1995) dice, a proposito dell’Avventura.
L’Avventura potrebbe essere fatta dalla stessa sostanza delle stagioni: deve, come loro, moltissimo alla nostra capacità di percepire, di rammentare, di vivere le emozioni, di collegarci ai fatti. (p. 312)
Credo che il valore aggiunto di questo genere di libri per l’infanzia consista principalmente nel richiedere al lettore un coinvolgimento attivo per costruire questa connessione tra il proprio mondo (anche interno), le proprie esperienze (di vita ma anche letterarie) e un mondo frutto della fantasia e dell’estro di un’altra persona che viene espresso attraverso la scrittura.
Ora a voi: cosa pensate di questa riflessione sul genere avventuroso nei libri per l’infanzia? Quali sono le vostre esperienze con questo genere?



Marzo 16th, 2009 at 13:42
Quando ero piccola non avevo un genere di libri che mi affascinava tanto, anche se i libri di avventura sono stati una parte importante per le mie letture.
Questo mi ha permesso di sviluppare tanti temi e racconti (compiti che il docente ci dava da fare durante i fine settimana e le vacanze).
Mi ricordo molto bene dei libri dove all’interno dei quali si racchiudevano la possibilità di costruire delle storie a dipendenza di cosa si sceglieva. Questi libri mi affascinavano molto per il loro sfondo avventuroso e per le volte che li si potevano leggere senza incappare nella stessa storia!
Marzo 17th, 2009 at 08:11
Ciao! Anch’io ricordo che mi piacevano moltissimo quei libri che potevano avere trame differenti a dipendenza delle scelte del lettore! Che belli
Ricordo, inoltre, la collana dei “Piccoli brividi”, racconti che mi coinvolgevano parecchio e mi facevano “sentire grande”, poiché facevano “paura”!
Marzo 17th, 2009 at 17:02
I “Piccoli brividi”: quando sono usciti io ero già “grandina”. Però li ho trovati molto intriganti, ma durante l’estate scorsa ne ho ripreso uno (da leggere in colonia ad alcuni bambini) e sono rimasta molto delusa.
Non so… magari una cosa da non fare è riprendere un libro che la prima volta ci è piaciuto molto!
Marzo 24th, 2009 at 20:20
La riflessione fatta dall’autore in merito all’avventura a mio avviso è applicabile a ogni genere letterario. L’atto della lettura dovrebbe sempre implicare un coinvolgimento personale. Ognuno infatti dentro di sé possiede una fonte infinita di esperienze da applicare alle letture. L’ideale sarebbe quindi avere sempre un lettore attivo e non passivo.
In particolare nelle avventure il carico personale da esprimere è grande, visto che sono letture che ti permettono di applicare pienamente la fantasia a un testo (apparentemente con una sola interpretazione) scritto da un’altra persona.
Marzo 24th, 2009 at 21:59
Concordo con la tua osservazione. La rilanceremo in classe per conoscere anche l’opinione degli altri.
Marzo 25th, 2009 at 17:05
Io concordo con quanto dice Elisa, poiché è vero che questa considerazione dovrebbe essere fatta per tutti i generi. È però anche vero che, probabilmente, ci sono alcuni generi che si prestano maggiormente ad un coivolgimento personale per vari motivi: perché sono più vicini al nostro vissuto, perché toccano degli argomenti sui quali abbiamo avuto più esperienze, perché un elemento presente nel racconto richiama un legame affettivo, ecc.
Tutti questi fattori, a mio avviso, tendono a renderci più o meno disponibili a mettere in gioco qualcosa di noi.
Marzo 29th, 2009 at 14:08
Trovo che i gusti giovanili citati per quanto attiene all’Avventura dall’autrice sono gli stessi di persone più anziane, tra cui il sottoscritto (soprattutto Salgari, Collodi e Defoe). Lo sono ancora pei giovani d’oggi? Dubito, vedendo le letture dei miei figli (ora adulti) che non hanno apprezzato né Salgari né Defoe.