Libri e film
versioni cinematografiche Tagged Larsson, Uomini che odiano le donne Giugno 13th, 2009
Il rapporto tra libri e film è spesso altamente problematico; tanto per chi lo deve realizzare come per chi si trova a fruire del risultato di una trasformazione che per la gran parte dei casi è unidirezionale, nel senso che a partire dall’opera stampata viene prodotta la versione cinematografica; il contrario avviene solo molto raramente. Ciò significa che si avverte piuttosto il bisogno di trasporre con una modalità visiva (e uditiva) un romanzo o comunque un’opera che è stata prodotta con modalità di produzione e di ricezione radicalmente diverse. Da un certo punto di vista la motivazione di tale operazione è chiara: far conoscere anche ai non lettori un’opera letteraria. E’ tuttavia evidente che molto spesso succede che al cinema ci vadano anche i lettori e che, altrettanto spesso, proprio questi ultimi rimangano insoddisfatti dell’operazione che forzatamente deve ridurre, condensare e rimodellare alcuni episodi, i paesaggi o addirittura alcuni personaggi.
Mi è capitato ancora recentemente, dopo aver visto la peraltro splendida trasposizione cinematografica di “Uomini che odiano le donne”, tratto dall’omonimo romanzo di Stieg Larsson (di cui abbiamo già parlato anche nel nostro blog). Sono uscita dalla sala pensando a ciò che mi ha dato di diverso la visione del film rispetto alla lettura del libro. In questo specifico caso devo ammettere che il bilancio alla fine è positivo: alcune scene sono davvero state rese con maestria e riescono a non fare rimpiangere la pagina scritta.

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Giugno 17th, 2009 at 22:53
Credo che ci sia una strategia valida per non uscire insoddisfatti dal cinema quando si è andati a vedere un film tratto da un libro che ci è piaciuto (più difficile andare a vedere un film tratto da un libro che non è piaciuto, a meno che si sia un pochino masochisti…): considerare i due testi (anche un film è un testo) non come due “prodotti” intimamente collegati l’uno con l’altro, ma come due entità relativamente autonome. Mi spiego con due esempi.
1. Il film “Shining” di Stanley Kubrick, tratto dall’omonimo libro di Stephen King. Secondo la critica cinematografica, un capolavoro; secondo Stephen King, una bufala colossale. La discrepanza di giudizi nasce dal fatto che King non ha rivisto il suo romanzo nel film, soprattutto per la caratterizzazione che il regista ha dato sin da subito al personaggio principale interpretato da un memorabile Jack Nicholson. Secondo King, sin dalle prime scene si capisce che diventerà presto pazzo (d’altro canto, la scelta dell’attore non lascia spazio a dubbi), mentre nel libro la trasformazione è lenta e graduale, e costituisce uno degli elementi cruciali dell’intera vicenda. Opinione mia: due capolavori, a patto che non si cerchi in continuazione di raffrontarli (altrimenti ha ragione King). Ciò che si scrive sulle pagine del libro non può essere esattamente ciò che si vede sullo schermo, per un banale problema di transcodificazione. Come quando si pretende di leggere la “Divina Commedia” in inglese, lodando lo stile di Dante. Nel caso di trasposizione libro-film il problema è aggravato dal salto di codice, da quello scritto a quello visivo-sonoro.
2. “Il Signore degli Anelli” di Peter Jackson. Pareri meno discordanti del caso precedente: siamo di fronte a un film che ha soddisfatto una buona parte dei fedelissimi di Tolkien, perché il regista ha saputo transcodificare in maniera magistrale, mantenendosi fedele al libro fin dove possibile, e discostandosene in modo molto intelligente. Di nuovo, l’errore che non bisogna commettere è di confrontare pagina per pagina e sequenza dopo sequenza i due “prodotti”. Bisognerebbe semplicemente staccarsi dal libro e gustarsi la versione cinematografica senza pregiudizi. Sono però proprio loro, i dannati pregiudizi, che spesso ci influenzano e rendono impossibile la formulazione di una crtica oggettiva o semi-oggettiva. Dimenticavo il mio parere sull’esempio 2: due capolavori, di nuovo.
Ma il libro, sempre e comunque, è l’origine della vera magia.
Giugno 23rd, 2009 at 19:49
So benissimo che un film tratto da un libro non può contenere la storia, quindi non mi aspetto di vedere tutto ciò che è scritto; ciò che però non sopporto è quando nel film viene cambiato il finale (ora mi vien in mente solo il gobbo di notre dame della disney che evidentemente non può finire come il libro).
Inoltre, spesso la trasposizione cinematografica mi delude perchè mostra ciò che da lettore mi ero solo immaginato: in particolare l’aspetto dei protagonisti, non sempre il regista sceglie l’attore che mi sarei aspettato (o dello stesso genere).
Ultimo film tratto da un libro, visto ed adorato, The Reader… ve lo consiglio per l’estate (il libro si legge velocemente, il film lo passano al lido!)
Giugno 24th, 2009 at 06:26
Pienamente d’accordo sulla tua conclusione, Simone, e’ il libro l’origine della vera magia. Se per magia si intende la sospensione dal mondo reale e il passaggio a un mondo personalissimo che prende vita, come per magia, nella nostra mente con l’aiuto dei soli segni neri tracciati su una pagina bianca che interagiscono con le nostre conoscenze e con le nostre emozioni. Il film ha bisogno di molto, molto di più: implica pure lui una sospensione dal mondo reale ma essa è ricostruita da altre menti e con il sostegno di diversi linguaggi. E, a volte, con meno magia, come ha mostrato anche Andrea nel suo commento.